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Il nostro patrimonio
è da custodire. Gelosamente
Siamo arrivati all’ultimo numero del 2006. Un anno, per il nostro club, foriero
di eventi, incontri, raduni, manifestazioni, scambi culturali. Tutto è andato
bene, anzi al di là delle più rosee aspettative. Questo ci fa piacere e fa ben
sperare per il futuro. Intanto la nostra famiglia si è allargata. Abbiamo ormai
raggiunto quota mille: tanti siamo, appunto, all’interno del CPAE. Un caloroso
benvenuto agli ultimi arrivati e un affettuoso abbraccio, simbolico, a tutti coloro
che ogni anno rinnovano la tessera di iscrizione.
Qualcuno quest’anno ci ha lasciato. Tra tutti vorrei ricordare Carlo Barani,
nostro insostituibile consigliere, cui viene dedicato una bel ricordo all’interno
di questo numero. Carlo, ci mancherai.
Nel 2007 il nostro sodalizio compie 40 anni. Un compleanno prestigioso,
che ci apprestiamo a festeggiare con tante iniziative. Tra queste un esclusivo
libro che verrà curato da Gaetano Derosa (che “cucina” da solo e in maniera
egregia anche Ruote Libere, tra l’altro. Ma è meglio che non gli faccia molti
complimenti altrimenti si monta la testa...) che ripercorrerà gli anni della Silver
Flag e la storia del motorismo storico piacentino.
Oltre a farvi i miei più sentiti auguri di Buon Natale e felice Anno Nuovo,
vorrei rispondere a tutti quei soci che ci hanno chiesto se la deroga alle disposizioni
generali vigenti sia stata rinnovata. La risposta, per fortuna, è positiva,
grazie anche all’interessamento del nostro socio, avvocato Benedetto
Ricciardi. Se il vostro veicolo è omologato Asi ed è regolarmente iscritto al
nostro club, non ci saranno dunque problemi. Attenzione, però. Vogliamo ricordare
che la predetta deroga non è un privilegio ma un riconoscimento, per
cui raccomandiamo a tutti di utilizzare tale concessione con moderazione e
misura, in modo da non alterare il clima di simpatia ed interesse che il nostro
movimento si è assicurato in quasi quarant’anni di attività. Perché il nostro patrimonio
di auto, moto, fuoristrada e trattori d’epoca è prezioso e va custodito.
Gelosamente. Non scordiamolo mai.
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Bobbio-Penice
2006 - Un
successo annunciato
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Oltre cento equipaggi, la
presenza di Automobilismo
Storico Alfa Romeo
e del Museo Lamborghini di Sant’Agata.
Questo in sintesi, il saporito
menù della edizione 2006
della rievocazione storica della
Bobbio-Penice. Che, per gli organizzatori,
è una faticaccia mica da
ridere. Si è al ritorno dalle vacanze,
meritate per via della “spossante”
Silver Flag. Chi è che ha voglia di
rimettersi in pista a organizzare
un altro evento che implica la partecipazione
di molti equipaggi?
Per fortuna, il CPAE ha un’arma in
più. Che si chiama Raffaele Rizzi.
Perché dovete sapere che il nostro
vicepresidente, in vacanza da una
vita, ha la possibilità di coordinare
in qualsiasi momento eventi anche
straordinari. Figuriamoci la
Bobbio-Penice... Scherzi a parte, quest’anno abbiamo
potuto contare anche sul
valido apporto di Maurizio Cella,
che a Bobbio gioca in casa. E, che
quando si mette di buona lena, è
anche capace di raggiungere buoni
risultati. Anche sportivi, visto
che in coppia con l’ingegner Paolo
Lanati (bobbiense pure lui, un
caso?) è riuscito a piazzarsi decimo
assoluto in classifica generale
nella gara di regolarità.
Un filo di malinconia, col senno di
poi, ha caratterizzato l’ottavo trofeo
Antonio Renati: è stata l’ultima
gara coordinata con il prezioso
aiuto di Carlo Barani.
Dunque il 3 settembre in piazza
San Francesco subito di prima
mattina si sono svolte le operazioni
di punzonatura delle vetture.
Intanto, di fianco al palco delle
premiazioni, una bisarca scaricava
un vero gioiello di tecnica e costruzione
sportiva. Stiamo parlando
dell’Alfa Romeo 8C 2300 che il
Museo di Arese ha cortesemente
messo a disposizione per l’evento.
Una partecipazione ricca di significato,
così come ci spiega Pola
Lanati (Automobilismo Storico
Alfa Romeo): “Tazio Nuvolari, al
volante di questo bolide, sfrecciò
per primo sul viale Rebuffone nel
1933, aggiudicandosi la vittoria
alla Mille Miglia. Ed Enzo Ferrari,
in veste di pilota, vinse proprio la
Bobbio-Penice nel 1931 con la 8C.
L’esemplare della nostra collezione
è perfettamente marciante e ancora
oggi supera la velocità massima
di oltre 185 km all’ora. Per gli inizi
degli anni Trenta, un traguardo
impensabile”.
Oltre al Museo del Biscione, anche
quello del Toro ha preso parte a questa rievocazione storica. Tre
splendide Lamborghini moderne
hanno infatti fatto da simboliche
apripista sia per la salita al Peni
ce, sia per il ritorno al ristorante.
Due di queste granturismo erano
guidate dalle sorelle Adamoli,
Barbara e Federica, che a dispetto
delle loro graziose forme pestano
sull’acceleratore di brutto. La terza
vettura è stata invece pilotata dall’ingegner
Filippo Perini, del centro
stile Lamborghini.
Veniamo alle automobili che hanno
preso parte all’evento. Oltre
cento auto, tutte molto belle, impossibile
citarle tutte. Un bel museo
viaggiante, senza dubbio.
Un cenno anche a chi ha fatto sul
serio con i cronometri. A Fontanella
non è riuscito il bis dello scorso
anno. La sua Porsche 356 ha fatto
le bizze e gli ingranaggi del cambio
hanno ceduto. Sarebbe comunque
stata dura contro un Claudio Cerri
particolarmente scatenato, in coppia
con Daniele Dalmini, al volante
della potente Lancia Fulvia HF
1.6 del 1973. Ottima la sua gara,
senza la minima sbavatura. Logico
il suo piazzamento sul gradino più
alto del podio. Per il Gentleman
Drivers Team ancora un successo.
Questa scuderia, che fa parte del
CPAE, sta regalando soddisfazioni
l’una dietro l’altra. Complimenti
a Cerri-Dalmini e a tutti i componenti
della scuderia, che hanno
capito quale è lo spirito giusto per
correre.
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| 8C
2300, la più ammirata |
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Vicino al palco delle premiazioni era esposta la splendida Alfa Romeo 8C
2300 Spider Corsa del Museo di Arese, nota anche come 8C 2300 Mille
Miglia. Motore 8 cilindri biblocco con potenza di 155 CV, velocità di
punta 185 km/h. Tra le sue vittorie più memorabili c’è sicuramente quella
di Nuvolari-Compagnoni alla Mille Miglia del 1933. Oggi, testimone nel
luogo d’origine di un’altra vittoria scritta nella storia di questo incredibile
bolide: il 14 giugno 1931 infatti, l’equipaggio Ferrari-Valisi guadagnò il
primo posto assoluto alla Bobbio-Passo del Penice.
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La Maserati Indy 4900 del 1973
diGuglielmo Cavalcabò. |
La Fiat 1100 D del 1964
diDevoti-Colombi.
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Curva grintosa per la MG B GT
del1969 di Rita Berti.
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Valtidone
2006
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“Il
Rotary si
dimostra sempre
molto ospitale con
il CPAE” Non solo passeggiata turistica alla terza edizione del Trofeo Rotary Club Valtidone,
ma anche prove di abilità e domande sul tema del motorismo storico
piacentino, nonostante il tempo non prometteva al meglio. Ben 70 vetture e
relativi equipaggi si presentavano al via di questo raduno autunnale. Interessante
il parco mezzi che spaziava dalle auto anteguerra con Fiat 521 Spider,
Balilla anche torpedo, Fiat Topolino, Lancia Aprilia fino alle vetture anni 60-
70. Il ritrovo era fissato presso il piazzale antistante il punto vendita Mercatone
Uno di Rottofreno per l’assegnazione dei numeri ed una ricca colazione, in
seguito i partecipanti sono partiti alla volta di Ziano Piacentino per una visita,
con inevitabile degustazione vini, della Cantina Valtidone. Il successivo
trasferimento ha portato i concorrenti in piazza Garibaldi a Borgonovo, dove
si è svolta una gimkana per mettere alla prova uomini e mezzi, alla fine della
prova gli equipaggi dovevano rispondere ad un questionario con 10 domande
sul tema del motorismo storico piacentino. Tutte queste prove hanno però
stimolato l’appetito dei partecipanti e quindi, sfilando per le vie del centro, ci
si è trasferiti presso il Podere Terravera per il pranzo nel scenario delle colline
della Valtidone. Ristorati gli uomini e i mezzi si è fatto ritorno a Borgonovo
dove si sono svolte le premiazioni. Per la cronaca il primo premio assoluto è
stato vinto dall’equipaggio Sozzi-Sfulcini su Lancia Fulvia GT del 1968. La categoria
vetture ante 1950 ha visto vincitori la coppia Porchera-Tentori su Lancia
Aprilia del 1945, mentre la coppia Cremonesi-Farfarini su Lancia Fulvia
coupé si è aggiudicata la vittoria nella categoria auto fino al 1982. Il premio al
migliore equipaggio femminile è stato assegnato alla coppia Clerici-Pezza su
Alfa Romeo Duetto del 1973. Infine il saluto ai partecipanti da parte dei presidenti
CPAE Achille Gerla, Rotary Club Flavio Vercesi e ACI Pierluigi Borella
con un arrivederci alla prossima edizione di questo raduno che, grazie alla
collaborazione fra il CPAE e il Rotary Club consente ai nostri soci di chiudere
in bellezza la stagione dei raduni.
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Una delle tre Fiat Topolino
C presenti all’evento, |
Fiat 1100 B del 1949 di
Alberto Ricci, |
Citroen 2CV cabrio del
1979 di Rebecchi-Fassa, |
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Lancia Fulvia coupé HF 1.6
con
vistosi fari di profondità |
Fiat 1500 Sport del
1939 di Luigi Bassi |
l’Alfa Romeo
Giulietta spider del 1961 di Signorini-Milanesi. |
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Raduno
Trattori
- Festa
delle Castagne a Castello |
Il primo ottobre tutti i “nostri” trattori hanno fatto bella mostra di sé a
Castell’Arquato, nel corso dell’annuale Festa delle Castagne. Tirati a
lucido, perfettamente funzionanti, con vari accessori d’epoca. In Italia
la collezione dei trattori del CPAE è ammirata da molti, sia per la rarità dei
mezzi, sia per la perfetta conservazione degli stessi.
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GMT,
una anno di soddisfazioni
Un anno vissuto pericolosamente...E
pieno di soddisfazioni quello che sta
finendo per la scuderia GMT. La prima
manifestazione della stagione è
stata la Winter Marathon dove Gianmario
Fontanella, navigato da Alessandro
Malta non è riuscito a ripetere
il successo dello scorso anno ma
ha ottenuto un onorevole 11° posto
con la sua Porsche 356. La coppia si
è subito rifatta vincendo a Modena
il Modena Historic Challenge, gara
veloce tenutasi su un circuito cittadino
dove tutta la scuderia ha ben
figurato vincendo con Cerri, Pighi,
Chiesa le varie classi e piazzando
Malta e Torti nelle categorie.
I successi di Fontanella si sono
succeduti con la vittoria alla 300
Miglia, a Verona alla Old Car End
Driver, a Ruino alla Coppa Delle
Valli; secondo posto per Fontanella
- Malta alla Parma Poggio Berceto,
terzo alla Bobbio - Penice, quarti
alla Stella Alpina. Da rilevare anche
il 15° posto assoluto alla Mille
Miglia 2006.
Alessandro Malta, in veste di pilota,
ha conseguito un secondo posto
nella gara ad eliminazione Valtidone
Classic, terzo a Pometo ed ha
concluso 12° la prestigiosa manifestazione
Le Mitiche a Bassano.
A Giovanni Pighi in coppia con
GMT, un anno di soddisfazioni
Malvisi è andata la vittoria della
Castell’Arquato - Vernasca dove sul
gradino più basso del podio è salita
la coppia Claudio Cerri - Emanuele
Dalmini mentre a Bossalini il premio
speciale per la mitica salita. Pighi si
è aggiudicato anche il secondo posto
del Trofeo Salice Term” e del Trofeo
Castellotti. Bene il terzo posto al
Trofeo Città di Collecchio e il quarto
posto alla 300 Miglia.
L’equipaggio Claudio Cerri - Emanuele
Dalmini ha invece infilato una
tripletta, vincendo di seguito il Trofeo
Val Tidone, la Bobbio - Penice
e il Trofeo Salice Terme con la fida
Fulvia HF. Secondi classificati pure
a Pometo, Canevino, San Giorgio e
alla Coppa di Primavera.
Buona annata anche per Piero Torti
che con Antonio Cappellini ha partecipato
alla Mille Miglia giungendo
36° con una Singer anteguerra, ma
ha poi vinto a San Giorgio, al Val
Tidone Classic e secondo al “Trofeo
Val Tidone.
Anche i soci non menzionati hanno
portato il nome della Scuderia
a numerose manifestazioni e grazie
anche a loro la GMT ha vinto per 5
volte la Coppa delle Scuderie.
Il 14 dicembre è prevista la cena
sociale al ristorante Comedia di San
Nicolò, dove si terranno le premiazioni
per il campionato, alla quale
parteciperanno, graditi ospiti, importanti
nomi dell’automobilismo,
giornalisti e amici
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Bossalini
papà e figlio con la loro splendida
Triumph TR3 A. |
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Che
grinta: la Lancia Fulvia HF 1.6 di
Cerri. |
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Rampante:
la Dino 246 GT di Pighi. |
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Un
Cessna molto
particolare
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Il Cessna L 19 M.M. 61-2963 E.I.
36 è uno dei
44 L 19E (O1-E) “Bird
Dog” ceduti all’Esercito Italiano
dall’Air Force degli Stati
Uniti d’America (USAAF). L’esemplare
è stato acquisito nel 1962
e assegnato alla Sezione Aerei
Leggeri (S.A.L.) “Granatieri di
Sardegna”, subito riconfigurata (nel
1963) in Reparto Aerei Leggeri (R.A.L.)
della Divisione “Granatieri di
Sardegna”, con base presso l’aeroporto
di Roma Urbe. L’ E.I. 36
è rimasto in dotazione a tale reparto
di volo - ridenominato poi, nel
1976, 28° Gruppo Squadroni dell’Aviazione
Leggera dell’Esercito (A.L.E.)
“Tucano” - sino alla sua definitiva
dismissione, avvenuta alla
fine del 1988.
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Quando si parla di aeromobili
militari, il pensiero
della gente va sempre verso
gli agili caccia o ai possenti bombardieri.
A volte si dimentica che
l’impiego di velivoli per uso bellico
è sempre stato il più variegato
che si possa immaginare. A questo
esempio andiamo ora a presentare
un velivolo appunto nato per
scopi bellici ma sicuramente poco
noto al grande pubblico in quanto
le sue funzioni sono sempre state
“marginali” a quelli che sono generalmente
gli scopi del conflitto, cioè
attaccare il nemico e per quanto
possibile renderlo inoffensivo.
Il Cessna siglato L.19 qui descritto
nasce intorno alla metà degli anni
Cinquanta per sostituire quelli che
allora erano allora gli aerei chiamati
“da collegamento” in uso, cioè
il Piper L.18 e lo Stinson L.5 (con
struttura in tubi e rivestimento in
tela largamente usati durante il
secondo conflitto mondiale) il cui
concetto costruttivo e le prestazioni
erano oramai non più adeguate
alle mutate esigenze degli scopi
bellici.
Il Cessna L.19 è un aeromobile biposto
con i passeggeri in tandem:
questo per favorire una migliore
visuale su entrambi i lati dell’aeroplano
all’operatore od osservatore
che sedeva nel posto posteriore.
All’epoca infatti questi aerei erano
molto usati per dirigere i tiri dell’artiglieria
e quindi era necessario
che le indicazioni fossero il più
precise possibile), struttura interamente
metallica e un robusto carrello
biciclo che permetteva anche
l’atterraggio su piste semipreparate
(il più delle volte prati dai quali
i genieri avevano asportato gli
arbusti più grossi) e mosso da un
motore Continental da 213 cv che
conferiva una velocità massima di
130 nodi (240 km/h) ed una crociera
di 100 Kts (cirba 180 km/h), la
velocità minima di sostentamento
era di 52 Kts (96 km/h) e il peso
massimo al decollo di 2800 Libbre
(circa 1260 kg).
Dicevamo che questo aereo era
nato per lo più per esigenze di collegamento
tra i vari reparti schierati
al fronte e per dirigere il tiro
dell’artiglieria, ma la versatilità
della macchina e le esigenze contingenti
(non dimentichiamo che
questi aeromobili sono stati largamente
impiegati durante la guerra
in Vietnam), ha fatto sì che questa
fosse impiegata per scopi bellici
veri e propri applicando sotto le ali
dei supporti per i pods per razziere
o altro carico offensivo. Dopo circa
una decina d’anni dalla dismissione,
gli aeromobili Cessna L.19 furono
ceduti dall’Esercito all’Aero club
d’Italia, spogliati degli impianti specifici
per lo scopo bellico, convertiti
per il traino degli alianti e dati in
uso agli Aero Club locali. In particolare
l’esemplare che compare in
questa pagina venne usato a Parma
fino al 2005 anno in cui fu acquistato
da un appassionato e per quanto
possibile riportato alla preesistente
configurazione d’uso attraverso il
ripristino estetico con l’aggiunta
delle coccarde tricolori sulle ali ed
in fusoliera, del numero dell’aeroplano
(E.I.36) e dell’insegna dell’ultimo
reparto di appartenenza sulla
deriva. Sono inoltre state aggiunte
le radio UHF ed FM le cui antenne
fanno bella mostra di se sulla cabina
ed in coda e le famose “razziere”
vicino ai montanti alari.
Oggi l’aeroplano si presenta in una
stupenda livrea e spesso fa bella
mostra di sé nelle varie manifestazioni
aeronautiche alle quali il
proprietario è invitato proprio per
esporre l’unico L.19 ancora in condizioni
originali.
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Ciao
Carlo Sono passati quasi vent’anni dalla prima volta che ci siamo incontrati. Il “Baffo”,
come lo abbiamo soprannominato qui al club, si presentò a una mostra scambio
di Piacenza. Stavo per pagare la mia prima iscrizione al club. Carlo, come
al solito, dava una mano a Raffaele&soci nel coordinamento dello stand che il
CPAE aveva allestito alla mostra. “Ah tu saresti Derosino. Sì, conosco tuo padre.
E conosco anche Bruno. Tratta bene sua figlia, capito?” furono il suo approccio
con il sottoscritto. Rimasi allo stand per un po’ di tempo ed ebbi subito modo di
constatare i suoi modi garbati, da persona affabile, simpatica, estroversa.
Trovo difficile descrivere una persona che non c’è più ma è come se fosse sempre
qui con noi. Il rischio, alto per la verità, è sempre quello di sfociare nella
retorica, nel deja vu.
E allora mi piace ricordare un paio di episodi tra i tanti. Semplici, ma essenziali
per definire i tratti di un uomo immenso. Il primo mi riguarda nuovamente.
Carlo mi invitò a vedere il suo bellissimo garage, un paio di anni fa. “Vedi - mi
disse - le auto e le moto sono terribili nei nostri confronti. Non ci perdonano
nulla. Se le trascuriamo, sputano olio e non vanno in moto. Se ne abusiamo, ci
piantano in asso per farci capire che non è il caso di sfruttarle oltre il dovuto. Insomma,
sono peggio delle donne. Ma, proprio per questo, noi diventiamo matti
per questi oggetti. Devi imparare a voler loro davvero bene, Gaetano. Tu hai
un’auto fantastica. Ma devi saperla curare senza esagerare. È questo quello che
distingue un amante dei veicoli d’epoca da un collezionista qualunque che sale
su un’auto senza neanche sapere dov’è il motore”. Aveva ragione e ha ragione.
La carica che ci ha lasciato è enorme, così come la sua eredità spirituale. Gli
insegnamenti di Carlo e di tutti coloro che amano questo mondo mi sono serviti
nella mia formazione professionale e ci sono serviti nella nostra formazione
personale. E so di parlare a nome di tutti i soci del nostro club.
Ma Carlo era anche un instancabile e prezioso collaboratore nei “terribili” giorni
della Silver Flag. Lo scorso anno, alla fine dell’evento, eravamo tutti stanchi,
spossati dopo tre giorni intensi. Raccolti attorno a un tavolino del bar della
Stazione, guardavamo tutti nel vuoto, sudati fradici e distrutti. Carlo si accorge
degli striscioni ancora appesi. “Su ragas, a ghe da tirai via”. Il tempo di dirlo che
era già in cima alla scala, pronto a dare il suo contributo.
OK, ora che sei dall’altra parte, inizia a capire come si fa a organizzare un raduno
lassù...
Gaetano
Il solo pensare che non ti avrei più visto nel paddock a Castell’Arquato affaccendato
come sempre, il primo ad arrivare e l’ultimo a partire, o da Raffaele a
chiedermi “alura istan che nuvità a ghe per la Silver”, mi faceva star male...
Ma poi ho pensato, ma che cavolo, Carlo mica è andato da nessuna parte, è e
sarà ancora qui con me con tutti noi e quello spazio vuoto nella fotografia del
gruppo organizzatore che faremo con la vettura più bella della Silver del 2007
è solamente perché, come sua abitudine, Carlo non si mette in mostra, ma sono
sicuro che sarà da qualche parte ad attaccare striscioni, stendere chicanes, fare
da apripista, aprire gazebo...
Non mi preoccupo per niente! Ciao Carlo ci vediamo a Castello !!!
Claudio
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“Le
auto
d’epoca
sono
come
le belle
donne,
non
approfittarne”
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Rally de l’Atlas 1985 Quando l’esperienza conta più del “manico”
L’esperienza nel mondo delle
corse è fondamentale.
Ti aiuta a risolvere i problemi
in tempo reale, senza perder
tempo. Che in questo tipo di competizioni
sportive è assolutamente
vitale. In fondo la storia sportiva
delle quattro ruote è piena di situazioni
figlie dell’esperienza e
della caparbietà. Chi non ricorda il
mitico Tazio Nuvolari che concluse
una Mille Miglia pilotando una
barchetta, rimasta senza volante,
senza grossi problemi grazie a
una chiave inglese? E ancora, pochi
ricordano che a Sebring Mario
Andretti vinse una gara con una
Ferrari che stava esalando l’ultimo
respiro... Anche nei rally è successo
di tutto. Vi raccontiamo ora un
aneddoto gustoso occorso a Giovanni
Bardini durante una delle
sue numerose gare rallistiche.
Sono le 10 di sera al campo di
Taliouine, terzo arrivo di tappa
in Marocco, durante il Rallye de
l’Atlas disputatosi dal 4 al 16 maggio
1985. Tutti i concorrenti sono
già arrivati, ma manca un equipaggio
italiano all’appello: numero
264, Sorghini-Bardini. Si sta facendo
buio pesto, il vento implacabile
solleva una maledetta polvere mista
a sabbia che ricopre tutto quello
che incontra sul suo cammino.
Gli altri concorrenti italiani dicono
di aver visto la Proto Aylmer, cioè
la Range Rover prototipo del duo
mancante, ferma in prova speciale
poco dopo Zagora, ma nessuno ha
capito il perché. Breve consulto tra
gli organizzatori, che li danno per
dispersi: partono i soccorsi. Che
arrivano a Zagora e in una casa
d’argilla trasformata in “albergo”
trovano Stefano Sorghini e Giovanni
Bardini: “Esperienza, esperienza!
Un maledetto sorpasso al
francese Foichat su Citroën Visa ci
ha ingannato. Una roccia sporgente
ha piegato la barra dello sterzo,
poi è anche scoppiato un cerchio.
Abbiamo perso il controllo e per
evitare la scarpata abbiamo volontariamente
centrato una palma.
Ci siamo appoggiati su un fianco.
Beh, sì, siamo scesi con qualche livido,
abbiamo raddrizzato il mezzo
e siamo ripartiti. Abbiamo deciso
di non continuare perché non
eravamo più in condizione di dare
il massimo. Però il musone del
Range, tutto in kevlar, ha resistito
alla perfezione. Per noi questo rally
è positivo proprio perché abbiamo
potuto sperimentare le estreme situazioni
cui si viene sottoposti in
competizioni del genere. Ora sappiamo
che possiamo contare su un
mezzo molto valido anche sotto il
profilo della sicurezza”.
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Il
Mercatino
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