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Il Cavallino è tornato a Piacenza
La prima creatura di Enzo Ferrari è tornata, sabato 16 giugno,
lì dove aveva mosso i primi passi. È stato decisamente
emozionante vedere sul Facsal la piccola 125 S,
12 cilindri di 1,5 litri, modello di esordio della Casa del
Cavallino rampante, pronta a scattare ancora come 60
anni fa. Al volante uno che di Ferrari ne capisce, eccome:
Erio Ciocci, motorista per quarant’anni alla corte del Commendatore.
Siamo fieri ed orgogliosi di aver organizzato la Rievocazione Storica del Circuito
di Piacenza. Fieri per Piacenza stessa, che ha potuto vivere una giornata
da protagonista assoluta celebrando l’arrivo di un nugolo di Ferrari costruite
negli anni Cinquanta, una rarità assoluta. Orgogliosi perché è stata una vera e
propria sfacchinata, ma visti i risultati ottenuti, ne è proprio valsa la pena. La
partecipazione ufficiale all’evento della Ferrari con due vetture (oltre alla 125 S,
anche la splendida 166 coupé Aerlux carrozzata da Touring) testimonia della
bontà del progetto, fortissimamente voluto dal nostro consiglio direttivo, che si
è prodigato anche quando le difficoltà stavano prendendo il sopravvento.
Già, le difficoltà: non pensiate che sia tutto rose e fiori, quando si organizza un
evento, che sia un semplice raduno o un avvenimento complicato come la Silver
Flag. Dobbiamo costruire i grattacieli senza impalcatura, a volte. No, non
è un’esagerazione: però lavoriamo con grande spirito di sacrificio e soprattutto
forti del fatto che la passione vince sempre su tutto.
Il consiglio del CPAE è un gruppo molto unito, formato da persone molto
diverse tra loro per estrazione, cultura, formazione professionale. Ma tutte
accomunate da un’instancabile voglia di fare bene. Avanti tutta, con passione,
come sempre.
Buona lettura
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Enzo Ferrari
disse:
“Il debutto a
Piacenza fu
un insuccesso
promettente”.
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Giovanni
Perfetti (Ferrari): “Una manifestazione
che non mi aspettavo. Complimenti!” |
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Walter Burani:
“Visto che i
freni della mia
750 Monza
funzionano?” |
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Il Cavallino è tornato a Piacenza
Il 16 giugno, a Piacenza, splendida passerella di Ferrari costruite negli anni
Cinquanta per commemorare i 60 anni del Circuito di Piacenza. Al via la prima
Ferrari costruita, che esordì proprio nella nostra città, che ha ripercorso le
strade cittadine chiuse al traffico per l’occasione. Ad aspettarla sul Facsal, il
pubblico passeggio di Piacenza,
erano in tanti. Tutta
la città e la provincia si sono mobilitati
per dare il bentornato alla
S, prima Ferrari costruita, che
proprio nella città emiliana aveva
fatto il suo esordio sessant’anni
Guidata da Erio Ciocci, motorista
per quarant’anni a Maranello,
la piccola barchetta ha fatto da
apripista alla rievocazione storica
Circuito di Piacenza, evento
organizzato lo scorso 16 giugno
CPAE. La manifestazione a
invito ha visto la partecipazione
una quindicina di esemplari
del Cavallino rampante costruiti
negli anni Cinquanta: i tanti appassionati
che hanno affollato la
centralissima piazza Cavalli per
ammirare queste rarissime vetture
hanno avuto di che lustrarsi
la vista. A partire appunto dalla
“piccola” 125 S, fedele ricostruzione
degli anni Ottanta che la
Ferrari ha voluto portare proprio
lì dove era nata la sua storia sportiva.
Ma non solo: sempre messa
a disposizione dalla Casa di Maranello
anche una delle pochissime
166 Inter sopravissute, costruita
nel 1949, con livrea disegnata da
Touring, una delle sole due rimaste al mondo con il caratteristico
tetto apribile in plexiglas Aerlux,
che la carrozzeria milanese aveva
sperimentato per la prima volta
negli anni Trenta sull’Alfa Romeo
6C 2500. “Per noi la presenza qui
alla rievocazione del Circuito ha
un valore particolare - ha detto
Giovanni Perfetti, da tanti anni in
Ferrari come uomo comunicazione,
presente all’evento al volante
della 166 - perché Piacenza è stato
il punto di partenza della nostra
storia. Come disse Enzo Ferrari,
questa gara fu un insuccesso promettente:
la vettura era in testa
fino a due giri dalla fine, poi si ritirò
per un banale guasto alla pompa
di benzina. Ma dimostrò il suo
potenziale e alla gara successiva,
a Caracalla, arrivò il nostro primo
successo. La Ferrari è l’unica
casa al mondo a poter vantare oltre
5400 successi in competizioni
con piloti ufficiali e clienti. Molti
di questi successi sono stati ottenuti
proprio dalle auto presenti in
questa manifestazione”.
Con le strade chiuse al traffico
(parte di queste formavano il vero
tracciato del maggio 1947). E così,
dopo l’esposizione statica delle
vetture in piazza Cavalli, e dopo la
conferenza sulla storia della Ferrari
e dei suoi uomini, organizzata
dall’Aisa, le auto si sono spostate
sulla griglia di partenza sul pubblico
passeggio per poi iniziare
una serie di giri liberi tra l’entusiasmo
della gente che è venuta
a vedere la manifestazione. Qualche
apprensione per la messa in
moto della Dino 246 Formula 1
del 1959 di Corrado Cupellini, ovviamente
a spinta come un tempo,
con partenza saltellante che
ha un po’ impaurito gli astanti.
“Era un anno che non la mettevo
in moto ma è partita al primo colpo.
Mi sono messo d’accordo con
la Polizia e mi hanno detto che
posso tirare qualche marcia. Il 6 cilindri Dino ad andar piano soffre
un po’...” Anche Walter Burani
con la splendida 750 Monza ci ha
messo del suo per rendere l’evento
al cardiopalma. Una gran frenata
con le quattro ruote fumanti
(beh, le Ferrari, all’occorrenza,
sanno anche frenare bene...) per
poi fermarsi a una spanna dalla
500 Testarossa di Galeazzi. No,
per fortuna nessun danno, solo
un serio attacco alle povere coronarie
degli organizzatori e niente
più. Anche Alessandro Ciapparelli,
con la splendida 250 Europa del
papà, ha fatto sul serio, mettendo
alla frusta il 12 cilindri “Lampredi”
e divertendosi un mondo:
“Bello il circuito. Prima, seconda,
terza e sei già a centoventi. La mia
Ferrari va che è una meraviglia”.
Però, a 25 anni girare con una
vettura così rara e preziosa, che
invidia! Anche Piero Rotundo, al
via con una 212 Inter Pinin Farina
(con soli 75 mila km dal 1953, ndr)
è rimasto soddisfatto della manifestazione:
“Voi del CPAE siete
impagabili. Organizzate sempre
eventi memorabili. Coccolate i
collezionisti. Grazie per la vostra
squisita cortesia”.
Dopo una quindicina di giri ad
andatura piuttosto allegra, la
bandiera a scacchi ha salutato
la fine di questa “gara”. Ciliegina
sulla torta, le vetture sono state
parcheggiate all’interno del Palazzo
Farnese, con i partecipanti
che hanno potuto cenare in mezzo
alle loro beneamine. A motori
spenti, tra le luci suggestive della
sera.
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La 125 S,
secondo il Commendatore
 Con l’entrata in scena della prima
Ferrari, il Commendatore pensa subito
a una sua promozione pubblicitaria
per farla conoscere a tutto
il mondo sportivo. Ed è per questo
motivo che pubblica una piccola
brochure con tanto di presentazione:
“Realizzando questo limitato
gruppo di piccole autovetture sportive
- recita lo scritto firmato da Ferrari
in persona con il famoso inchiostro
viola - che denomineremo 125,
Sport, Competizione, Gran Premio,
abbiamo inteso costruire una nuova
macchina frutto di nostri studi
e precedenti costruzioni. La nostra
ventennale esperienza di automobilismo
agonistico, la dettagliata conoscenza
delle numerose esigenze
che sorgono dall’uso della macchina
spinta o destinata alle competizioni
sportive, ci hanno guidato nel realizzare
i tipi 125. Queste macchine vi
offrono, con le loro particolarissime
caratteristiche che non trovano riscontro
nelle note costruzioni di serie,
la sicura possibilità di soddisfare
i diversi gradi della vostra passione
sportiva. La semplicità estrema delle
soluzioni adottate, l’accelerazione
fulminea, la velocità, la frenatura, il
peso ridottissimo, la stabilità perfetta,
il limitato consumo, sono la sintesi
delle auto 125.
Prima di fissare il vostro programma
per le futura attività sportiva, prima
di acquistare un’autovettura per le
vostre esigenze, compiacetevi ricordare
la Scuderia Ferrari e scriveteci.
Grazie”.
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Negli anni Cinquanta
la costruzione era artigianale
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La sfilata delle Ferrari a Piacenza è stata utile per osservare
da vicino la costruzione di queste auto, che praticamente
erano una diversa dall’altra. Sulla base dello chassis e della
motorizzazione (quasi sempre il classico 12 cilindri, in rari
casi il 4 cilindri e solo verso la fine degli anni Cinquanta
il 6 cilindri Dino) la Ferrari, di comune accordo con il
cliente, sceglieva il carrozziere cui spettava il compito di
disegnare la linea. Bertone, Touring, Vignale, Ghia, Pinin
Farina, Boano, Ellena, Zagato erano gli specialisti più gettonati.
E, in casi estremi, anche Sergio Scaglietti.
Negli anni Settanta, in una famosa intervista, Ferrari disse:
“Pininfarina ha dato un volto alle mie vetture”. Con
la crisi, nei primi anni Sessanta, dei carrozzieri, soltanto
chi ha voluto investire in realtà industriali riesce ad
andare avanti. Esempi classici, Bertone e Pininfarina, in
attività ancora oggi. Tranne rarissimi casi, gli interni erano
sempre in pelle. I pneumatici di primo equipaggiamento
normalmente erano Englebert, mentre i cerchi erano in
realtà a raggi costruiti dalla Borrani. Per quanto riguarda
la fanaleria, i fari anteriori erano quasi esclusivamente
dei proiettori Carello oppure SEV Marchal.
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“Con il Drake
ho vissuto 40
anni molto
intensi”
Quarant’anni di lavoro a Maranello
a deliberare i motori per la produzione,
ma Erio Ciocci di Ferrari
non è ancora stufo. Anzi è rimasto a
Maranello anche dopo la pensione.
Con un compito speciale: accudire
nel migliore dei modi la 125 S. “Me
lo ha chiesto Montezemolo, non ho
osato dire di no. E per poterla adoperare
nel migliore dei modi ai raduni,
ho bisogno di una settimana di
preparazione.”. Ciocci, in servizio a
Maranello dal 1959, aveva un rapporto
diretto con il Commendatore:
“Rispondevo solo a lui di eventuali
problemi. E se si rompeva il motore
che avevi tra le mani, erano dolori.
Ferrari ti chiamava nel suo ufficio e
quasi godeva nel vederti sudare freddo
dalla paura. Non ti faceva neanche
sedere, ti aggrediva. Poi, quando
aveva capito il perché del guasto,
si calmava. Per fortuna mi è capitato
pochissime volte di essere chiamato
nel suo ufficio. Il Commendatore
non aveva pietà verso chi non manifestava
entusiasmo e passione per i
suoi motori. Viceversa, se ti prendeva
in simpatia, avevi aperte le porte
della fabbrica. E, a Natale, ricevevi
sempre lo zampone con una bottiglia
di lambrusco. E io, per fortuna
e per bravura, l’ho sempre avuto il
regalo a Natale”.
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Qui sopra, alcuni dei
protagonisti alla rievocazione
storica del Circuito di
Piacenza: Da sinistra a destra,
il venticinquenne Alessandro
Ciapparelli, al via con la Ferrari
250 Europa, che è poi l’unica
vettura del Cavallino rampante
costruita con passo di 2800 mm.
Corrado Cupellini, collezionista e
grande esperto in materia di auto
storiche, che ha partecipato con la
monoposto Dino 246 di Formula 1.
Giovanni Perfetti, pubbliche
relazioni della casa modenese, si è
divertito con la 166 coupè Aerlux
che fa parte della Galleria Ferrari.
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La conferenza dell’Aisa
L’Aisa (Associazione italiana storia dell’Automobile) ha coordinato un’interessante
conferenza stampa sul tema della nascita della gloriosa azienda di
Maranello. Ci sono stati anche interventi sul pilota Franco Cortese, che portò
al debutto a Piacenza la 125 S e sulla genesi del Circuito di Piacenza.
Da sinistra verso destra: Aldo Zana (che ha letto un intervento di Gianni
Rogliatti), il presidente Aisa Lorenzo Boscarelli, Alessandro Silva,
il presidente CPAE Achille Gerla e Giovanni Groppi.
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31a Castell’Arquato-Vernasca.
La BMW 328 di Aghem non ha avuto rivali
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Trentunesima edizione della
Castell’Arquato-Vernasca:
quasi cento le auto che
hanno preso il via il 17 giugno sul
pubblico passeggio di Piacenza.
Tante auto, tanti concorrenti, tutti
con un unico scopo: cercare il
migliore dei piazzamenti nella
classifica della gara di regolarità.
Le varie prove cronometrate hanno
impegnato allo spasimo i concorrenti,
e quelli che hanno veramente
fatto sul serio nulla hanno
potuto contro la grande preparazione
di Gianmaria Aghem, che
ha preso il via a Piacenza con la
splendida BMW 328 degli anni
Trenta. La sua condotta di guida
impeccabile gli ha fruttato questo
ennesimo successo. Chi invece,
tra il folto pubblico, era intervenuto
per lustrarsi la vista con
le auto presenti, ha avuto il suo
bel daffare. A cominciare dalle
Alfa Romeo, con Giulietta spider,
Giulia GT, Duetto in tutte le versioni,
anche una Montreal; la MG
A, la Dino 206 GT (una delle sole
duecento costruite nel 1968), Fiat
850, 1100, 124 spider, Triumph,
Austin-Healey, Ferrari, Maserati...
Insomma un parterre veramente
molto ricco. Un appuntamento,
questo, che col passare degli anni
ha mantenuto inalterato il suo
grande fascino.
...E alla
fine l’orologio della Tag Heuer lo regalo al mio papi... Nelle immagini qui sopra, alcune delle splendide vetture che hanno preso il via alla trentunesima edizione della Castell’Arquato-
Vernasca. A sinistra in basso spicca la BMW 328 del vincitore, Gianmaria Aghem. Qui sotto, invece,
alcuni momenti della premiazione a Piacenza, si riconosce la figlia di Piercarlo Marcoccia, caposervizio del quotidiano
La Libertà, chiamata a sorteggiare il numero vincente per l’orologio messo in palio dalla Tag Heuer. Come è buffo a volte
il destino: la bimba ha estratto il numero che corrispondeva alla macchina del papà...
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Il restauro della regina
A volte si recuperano dei relitti e diventano dei grossi grattacapi. Ma nel caso della mitica “regina del deserto”, anche un
relitto incompleto può ritornare al suo antico splendore, grazie alla competenza degli uomini di LegeLand.
Chi avrebbe il coraggio di restaurare una Land Rover come quella trovata,
qualche tempo fa, da alcuni soci di LegeLand? Pochissimi per
la verità. E invece, grazie alla Aylmer Motors di Alseno, nulla è impossibile.
Certo, ci è voluta una grande pazienza e una precisione da amanuense
per arrivare ai risultati che possiamo ammirare nella foto qui sopra:
ecco in fatti la mitica 109 ripresa in azione, prefettamente restaurata, nel
corso di una delle manifestazioni promosse dal sodalizio piacentino.
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GMT, anche il gentil sesso
ha la sua importanza
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GMT è acronimo di Gentle Motor
Team. In origine la denominazione
doveva essere “Gentleman Motor
Team” ovvero Squadra di Gentiluomini
del Motore, ma ciò avrebbe
precluso l’accesso agli equipaggi
femminili e questo non sembrava
troppo... “gentile”. Fu il vulcanico
Giuliano Bertolotti, socio fondatore
e animo sensibile, a proporre l’aggettivo
sassone “Gentle”, e non ebbe
torto. Ora abbiamo diverse simpatizzanti
del gentil sesso, tra le quali due
conduttrici veramente promettenti:
Luana Jacini che con la sua Porsche
356 convertibile ha preso parte a
manifestazioni importanti, ben figurando
e Paola Giordani che con la
sua Fiat 500 F, impeccabilmente restaurata
ed in coppia con il figlio tredicenne
Matteo, ha partecipato alla
sua prima gara da conduttrice, la
Castell’Arquato-Vernasca, arrivando
sedicesima assoluta e seconda della
nutrita categoria auto non Asi.
GMT doveva anche richiamare
“Greenwich Mean Time”, Tempo
Medio di Greenwich ovvero l’ora
solare perfetta, un ovvio riferimento
al tempo perfetto di passaggio nelle
prove cronometrate.
E di tempi perfetti i soci del GMT,
quest’anno ne hanno fatti parecchi.
A cominciare da Gianmario Fontanella,
in corsa per conquistare per
la seconda volta il trofeo Zanon Asi,
sempre magistralmente navigato da
Alessandro Malta, in questi ultimi
tempi sempre più spesso anche in
veste di conduttore. Blasonate manifestazioni
nazionali vedono impegnati
i piloti Claudio Cerri con Emanuele
Dalmini, come il Trofeo Val
d’Aosta, il Modena Challenge, la
300 Miglia che recentemente hanno
concluso quinti assoluti con una
Citroen Traction Avant del 1953;
Piero Torti e Antonio Cappellini alle
“Mitiche Sport a Bassano” con la
Singer Le Mans con la quale hanno
partecipato alla 1000 Miglia edizione
2006; Gianni Molinari con la Mg
TD del 1953 alla Fascia d’Oro, al
Gran Premio di Brescia ed alla 300
Miglia dove è giunto settimo assoluto.
Non dimentichiamo anche Elia
Bossalini alias “Piede Pesante” che
al suo esordio nella categoria velocità
in circuito infligge continuamente
cospicui distacchi agli inseguitori
ed è primo nel campionato
italiano . E poi altri che non citiamo
ma che hanno comunque tenuto
alto il nome della scuderia nelle varie
manifestazioni caratterizzandosi
sempre, prima ancora del risultato,
per il comportamento da veri Gentiluomini
del motore.
Così è. Ed è bello. (C.C.)
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2 Ruote nella nebbia
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Cosa ci fanno un nugolo di
motociclisti provenienti da
tutta l’Emilia e anche oltre
in giro per l’Appennino parmense e
piacentino, nelle giornate di sabato
2 e domenica 3 giugno, sotto una
pioggia battente? Diamine, partecipano
alla Passeggiata Turistica di
Parma e Piacenza! Altro che storie:
quella delle moto è una passione
vera, per malati cronici, per gente
che non si fa prendere dallo sconforto
in caso di maltempo, anzi. Sono
le disavventure metereologiche che
esaltano. Un po’ come succedeva
negli anni Trenta nelle mitiche sfide
tra Nuvolari e Varzi. Che sono stati,
prima di tutto, assi delle due ruote.
Che nel fango ci sguazzavano e si
divertivano come dei matti: “Con la
moto si forma un’unione che non è
descrivibile - spiegava il Mantovano
Volante - e quindi ciascuno di noi assume relazioni intime che lo portano
a sfidare oltre il lecito la strada
che ti trovi davanti”.
Eccoli in queste pagine, dunque, i
temerari delle due ruote che hanno
preso parte a questa manifestazione,
impeccabilmente coordinata da
Enrico Passeri, che quando è in forma
(accade sempre più raramente...
scherzo!) ne combina una più
di Bertoldo... Gli ho chiesto di scrivermi
qualche appunto sull’evento:
“Passeggiata turistica nel Ducato di
Parma e Piacenza fra arte, cultura e
gastronomia e questa volta anche fra tanta e tanta acqua che tuttavia
non ha bloccato la partenza dei
valorosi partecipanti. L’inizio era
a Tabiano con destinazione Passo
Penice e sosta enogastronomica all’agriturismo
“Il Castagno” di Groppoducale.
Alla domenica si è svolta
la dimostrazione della lavorazione
del Parmigiano Reggiano con conseguente
assaggio di prodotti tipici,
mentre la gita è proseguita con la visita
alla collezione di moto di Franco
Naumi che è la più completa
rassegna di 175 italiane con tanto di
assaggio di torte casalinghe. Poi un
breve tratto panoramico per le colline
di Parma ci ha portati a concludere
in bellezza con prodotti tipici
della cucina parmigiana”.
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Il
mercatino
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