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Questa insana passione
per i "rottami"...
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Finalmente! Con grande piacere vi annuncio che da
questo numero Gaetano Derosa diventa direttore di
Ruote Libere. Per la verità lo è sempre stato dal primo
numero: a tutti gli effetti il giornale lo ha ideato e scritto
da solo, ovviamente coadiuvato da Piermario Remeri,
artdirector di Grafiche Cesina. E, dico la verità, anche i
miei editoriali sono sempre stati farina del suo sacco.
Ora il responsabile di Autopro-Quattroruote, giornale
dove Gaetano lavora, ha dato il nulla osta per farlo
“firmare” come direttore. Giusto così. Lo ringrazio
per tutto quello che ha fatto finora e per quello che
farà da adesso in poi, appunto come direttore.
Come è sua abitudine, Gaetano mi ha voluto
comunque mettere su un gradino più alto del suo
e mi ha “promosso” direttore editoriale.
Comunque sia, vi invito tutti numerosi al pranzo sociale, che si svolgerà il
prossimo 25 novembre presso il ristorante del Park Hotel di Piacenza: sarà un bel
modo per festeggiare la conclusione di questo intenso 40esimo anno del CPAE.
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È decisamente emozionante essere al timone della
rivista del CPAE. Da grande appassionato di “rottami”
d’epoca, questo ruolo stimola a impegnarmi ancora
di più per il nostro club. Ringrazio Achille, nostro
presidente e mio grande amico, per le belle parole
nei miei confronti. Non farò promesse roboanti, ma
su una cosa sento di potermi “esporre”: Ruote Libere
è la voce del club. Se quindi avete idee, foto, racconti
che volete veder pubblicati su queste pagine, potete
contattarmi in qualsiasi momento
(derosa@autopro.it) e prometto che darò
spazio a tutti.
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Bubba UT3. Costruito nel 1926, con
motore 2 tempi a olio pesante,
testa calda, cilindrata 11.576 cc,
potenza 30 CV. Questo splendido
esemplare, omologato Asi targa
oro, è di Stefano Meneghelli.
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Porsche AP22. Ideato dall’ingegner
Porsche nel 1954, monta un
motore a gasolio di soli 1531 cc,
con potenza di 22 CV. Si tratta
di un bicilindrico raffreddato
ad aria, come è tradizione dei
primi 40 anni della Casa tedesca.
Appartiene a Vittorio Sfulcini.
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Landini Velite. Sofisticato trattore
costruito da Landini nel 1943, è un
testa calda, 2 tempi, olio pesante,
cilindrata 7222 cc, potenza di 30
CV. Omologato Asi, fa parte della
collezione di Fiorenzo Bassi.
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Bobbio - Penice 2007
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Anche questa edizione della
Bobbio-Penice è stata salutata
da un incredibile numero
di partecipanti. Quale sarà il
segreto non è dato sapere. Eppure
ancora una volta la manifestazione
che si svolge nel primo weekend di
settembre incontra sempre solo
consensi. Anche il parco vetture,
nel corso degli anni, si è sempre di
più affinato. Quest’anno in piazza
San Francesco si sono presentate,
tra l’altro, una splendida Lancia
Aurelia passo B50 decappottabile,
oltre a una sensazionale Ferrari
330 spider. Presente anche il Museo
Alfa Romeo di Arese e i Carabinieri
con una Giulia "pronto
intervento". Complimenti ai proprietari,
e complimenti soprattutto
a Maurizio Cella, consigliere del
CPAE che ha perfettamente coordinato
questa manifestazione. La
gara di regolarità è stata vinta da
Cerri-Dalmini su Fulvia HF.
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Con l’Aston a Portofino
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Ho avuto la fantastica possibilità
di fare da driver al
presidente Achille Gerla
per un weekend guidando una
Aston Martin DB4, proprio come
quella di 007, sulle strade che da
Fiorenzuola portano fino a Portofino.
Per un grande appassionato
di motori, era un’occasione da
prendere al volo. Detto, fatto. Grazie
all’invito di Massimo Meli, che
è stato presidente del CPAE e ora
è il referente italiano dell’Aston
Martin Owners Club, questo sogno
si è realizzato. Devo dire la
verità: Achille non mi ha permesso
di sfruttare appieno la grande
brillantezza del sei cilindri di David
Brown, però mi sono divertito
come non mi accadeva da tempo.
Inebriati dalla pelle originale
Connolly, siamo arrivati senza fare
danni a Santa Margherita Ligure.
Poi il traghetto per Portofino a San
Fruttuoso. Insomma, un sogno.
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In
alto: la comitiva sul traghetto
per San Fruttuoso; qui accanto,
Massimo Meli premia John Purser,
responsabile dell’Aston Martin
Owners Club di Gran Bretagna. |
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Frizione
dolcissima,
ripresa
sensazionale,
profumo
di pelle
Connolly:
ma, signori,
è un’Aston
Martin!
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Una bella giornata con un
sole caldo ha accompagnato
i partecipanti alla
quarta edizione del Trofeo Rotary
Club Valtidone. Una cinquantina
di auto hanno preso il via di questa
manifestazione, che come di
consueto chiude la stagione dei
raduni organizzati in collaborazione
con il nostro club. Molto interessante,
storicamente parlando, il
parco auto, composto ad esempio
da una rarissima Fiat 508 S Balilla
Coppa d’Oro, oltre a Alfa Romeo,
Mercedes, Triumph, Lancia e tante
altre “storiche” di classe.
I concorrenti hanno preso il via
dal piazzale antistante il punto
vendita Mercatone Uno e hanno
percorso numerosi chilometri
nelle dolci colline piacentine. Il
pranzo è stato gustato presso il
ristorante La Colombina di Pecorara.
Alla gara di regolarità è
stata abbinata anche una prova
culturale sul tema del motorismo
storico in generale. Molti personaggi
di spicco hanno preso parte
a questa quarta edizione: tra
questi, il presidente del Rotary
Club Valtidone Giovanni Leddi,
il presidente Aci Pierluigi Borella
e del CPAE Achille Gerla. Un
complimento speciale deve essere
fatto anche agli organizzatori
materiali della manifestazione:
Flavio Chiesa, Giovanni Torselli
e Flavio Vercesi. La gara è stata
vinta da Rinaldo Cremonesi e
Franco Farfarini a bordo di una
Lancia Flavia coupé.
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Sopra, il corteo delle auto che ha
preso parte al Trofeo Rotary Club
Valtidone. Nella pagina accanto,
i vincitori della gara di regolarità,
Rinaldo Cremonesi e Franco Farfarini,
ricevono il trofeo da Giovanni
Leddi (presidente del Rotary Club
Valtidone), Pierluigi Borella (presidente
Aci Piacenza) e Achille Gerla
(presidente CPAE).
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Lo scorso anno ha preso le misure, quest’anno è andato spedito verso la meta. Davide Burzoni, consigliere del CPAE,
alla Milano-Taranto nel 2007 ha conquistato il primo posto di classe. Che, intendiamoci, non è impresa da tutti i giorni.
Ma la fortuna aiuta gli audaci, e Davide è un audace sotto tutti i punti di vista. Ma, mi si permetta, il merito di questa
impresa non è solo il suo o della sua moto, peraltro preparata nei minimi dettagli. Mi permetto di citare una persona
che ha aiutato Davide a crescere sia sotto il profilo collezionistico, sia sotto il profilo umano: Adolfo Ghisolfi. Il “prof” è
persona di classe che ha fatto crescere Davide sotto tutti i punti di vista. Un grande abbraccio a entrambi (G.D.)
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Vespa contro Lambretta
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Ecco un gustoso racconto sull’eterna
sfida tra Vespa e Lambretta, che
sicuramente vi farà sorridere.Rivalità, dualismo: due parole che,
portate all’eccesso, nel corso dei secoli
hanno causato non pochi danni
al genere umano. Tranquilli, non
vogliamo annoiarvi con un saggio
filosofico ma prendere spunto per
parlare di rivalità più vicine a noi ed
in ambito sportivo, chi non ricorda
gli accesi “duelli” sulle piste di Varzi
e Nuvolari, oppure le gare ciclistiche
con protagonisti Coppi e Bartali.
ma la rivalità è stata trasportata
dall’uomo anche negli oggetti da lui
prodotti, sempre con l’intento di primeggiare,
e per fare qualche esempio
basterà citare Ferrari e Porsche,
Alfa Romeo e Lancia, Moto Guzzi e
Gilera e, per arrivare alla storia che
vi vogliamo raccontare, due marche
storiche che hanno contribuito
alla motorizzazione dell’Italia dopo
la seconda guerra mondiale e cioè
Piaggio con la Vespa e Innocenti con
la Lambretta. Protagonisti del nostro
racconto due soci ed amici, con la
comune passione per i mezzi d’epoca
ma rivali nel decantare i pregi di
una marca sull’altra, sembra quasi
di sentirli: “Non vedi che la Lambretta
è snella e con finiture molto
accurate?” e l’altro di rimando “ma
vuoi mettere l’affidabilità ed i bassi
consumi della Vespa!” Naturalmente
le discussioni si protraggono ad
ogni loro incontro lasciandoli puntualmente
sulle rispettive posizioni.
ma un fatto è intervenuto a riscaldare
ulteriormente l’annosa polemica,
quando il “tifoso” Lambretta, dopo
un accurato restauro, si accinge a
provare su strada una 150 LI Special
immatricolata nel 1964 a pochi
giorni di distanza di una 150 GL di
proprietà dell’amico Vespista, quale
migliore occasione per organizzare
una sfida all’ultima goccia di benzina?
Detto, fatto. I due amici decidono
di partire, in un assolato sabato
pomeriggio, per un giro su di un
classico percorso collinare, con tratti
rettilinei, per decidere, una volta
per tutte la superiorità di un mezzo
sull’altro. Ma il destino è intervenuto
in questa sfida sotto la forma di
una avaria elettrica che ha bloccato
la lambretta fresca di restauro! Vi
lascio immaginare la costernazione
del Lambrettista fermo sul bordo
della strada mentre un ghigno beffardo
si delineava sul volto del Vespista!
Il massimo della tensione si
è toccato al momento di caricare il
mezzo in panne sul furgone soccorso
e la discussione si è protratta sino all’officina dove si è deciso di condurre
una accurata analisi per stabilire
le cause del guasto. A questo
punto molti di voi si chiederanno se
la sfida, ed il relativo guasto, hanno
potuto stabilire in modo univoco la
superiorità di un mezzo sull’altro:
la risposta è no! In quanto dopo un
attento esame, condotto alla presenza
di testimoni, si è appurato che la
causa del guasto è imputabile alla
bobina ed il Lambrettista sostiene
che detto componente è di produzione
Piaggio e questo ha provocato
una crisi di “rigetto” nel suo adorato
mezzo e di conseguenza non si può
dichiarare valida la prova.
In attesa di ulteriori confronti ci vediamo
costretti a mantenere aperta
la discussione: è meglio la Vespa o
la Lambretta? Utilizzeremo la famosa
frase di manzoniana memoria: ai
posteri l’ardua sentenza. p.s. Le persone e il fatto raccontato sono realmente esistiti, ci riserviamo di mantenere l’anonimato per tutelare la privacy dei nostri amici e soci.
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La scuderia gmt e la "media del tre"
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Ammettiamolo, quale pilota di regolarità
non si inorgoglisce quando
il navigatore dopo un passaggio sul
pressostato legge ad alta voce sul
display del supercronodigitaleretroilluminato
“Tre”! I muscoli del
viso si contraggono leggermente in
un sorriso ed il cuore ha un battito
in più. Se invece, con voce alterata
dall’emozione la magica parola che
aleggia nell’abitacolo è “Netto”, allora
il cuore ha una leggera tachicardia
ma, tranquilli, non è dannosa:
vuol dire che abbiamo appena
eseguito il passaggio perfetto.
Ma andiamo per gradi e spieghiamo
a chi non fosse un regolarista
di cosa stiamo parlando: le gare
di regolarità, da svolgersi su strade
aperte al traffico, prevedono un percorso
all’interno del quale un certo
numero di prove (anche 56 come
all’ultimo “Campagne e Cascine”)
hanno un tempo imposto al centesimo
di secondo. A complicare la
faccenda, le prove sono concatenate,
quindi l’arrivo di una costituisce
la partenza dell’altra. Il rilevamento
del tempo avviene quando la gomma
dell’auto comprime un tubo di
gomma perpendicolare alla strada
chiamato “pressostato”, chiudendo
la prova ed aprendo quella successiva.
In auto, il navigatore ha il
compito, oltre a quello di leggere il
road book al conduttore, di premere
il pulsante che dà l’avvio al tempo
imposto e che avrà precedentemente
impostato nel computer di
bordo. E qui inizia a scatenarsi l’inventiva
studiando i cosiddetti “mirini”,
che altro non sono che strisce
di adesivo o materiale vario fissato
sulle portiere, cofani, parabrezza o
tergicristalli che consentono, collimandone
alcuni, di capire stando
rigorosamente all’interno dell’auto,
quando la gomma comprime
il pressostato.  Altri segnali, più o
meno ingegnosi faranno mantenere
la testa del navigatore nella medesima
posizione poiché, solo spostando
il sedile di 5 centimetri, l’errore
di passaggio che ne deriva è quantificabile
anche in dieci centesimi:
un’eternità! Teniamo presente che
per i più forti regolaristi, la media
di errore per passaggio è inferiore
a tre centesimi. Questo giustifica
le tante ore passate ad allenarsi e
la ricerca di strumenti sempre più
tecnologici che compensano addirittura
nei millesimi di secondo la
temperatura interna dell’abitacolo.
Ma cosa ha a che fare tutto questo
con le auto d’epoca la cui attrattiva,
oltre che dalle forme, deriva anche
dall’assoluta mancanza di tecnologia
elettronica? Poco, in effetti, ma
è l’innata natura dell’uomo che lo
porta a misurarsi con i suoi simili
e ad usare tutto ciò che è lecito. I
regolamenti lo consentono e lo incentivano,
quindi va bene così. Divertiamoci
dunque, e inseguiamo
tenacemente la “media del tre” per
godere di quella soddisfazione che
è propria di chi si definisce “regolarista”.
E vogliamoci bene. (C.C.)
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Il
mercatino
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