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Un approccio sempre costruttivo
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Mentre stiamo mandando in stampa questo numero, riceviamo questa lettera
che volentieri pubblichiamo: "Siamo un gruppo di partecipanti alla Castell’Arquato-Vernasca 2008. Vogliamo
solo manifestare il nostro disappunto per la misera manifestazione da Voi organizzata,
visto l’importo di 150 euro, per la durata di sole 3 ore, e per avere voluto
interrompere la manifestazione per un po’ di pioggia. Nulla da criticare sul
pranzo ma non si può spendere tale cifra solo per fare circa 60 km e alle prime
due gocce di pioggia tutti a casa senza completare il giro e l’arrivo a Piacenza
dove, ci è stato riferito, numerose persone erano lì ad attenderci. Ci sembra che
questa manifestazione ogni anno si accorci sempre più. Ormai certi che i nostri
soldi vadano per sponsorizzare la Silver Flag, non vi sembra un po’ eccessivo far
pagare questa cifra per tre-quattro ore e non terminare le prove? L’acqua non fa
male a nessuno, anzi. Riteniamo che fosse doveroso interpellarci. Scusateci lo
sfogo, certi che il prossimo anno la manifestazione sarà organizzata nel migliore
dei modi. Augurandovi buon lavoro, un gruppo di scontenti".
La lettera non è firmata. Un vero peccato. Comunque sia, rispondiamo volentieri
certi che questa missiva abbia come obiettivo comune quello di migliorare
sempre più il CPAE.
La Castell’Arquato-Vernasca 2008 aveva lo stesso costo di partecipazione
della precedente edizione. Questo nonostante l’importo per l’assicurazione
a copertura dell’evento sia aumentato a dismisura rispetto al 2007. Il
numero di prove cronometrate, invece, era superiore allo scorso anno e
sono state tutte svolte in maniera regolare. Per ribadire il fatto che il CPAE
sia sempre molto attento sui costi della nostra comune passione, giova ricordare
che il rinnovo dell’iscrizione (ASI compresa) al club è la più bassa
d’Italia, soli 80 euro.
La decisione di anticipare le premiazioni: può essere stata una scelta non
gradita da alcuni, ma dettata soltanto dalle pessime condizioni meteo che
al momento non garantivano, neanche a Piacenza sul Facsal, una situazione
ottimale.
Per quanto riguarda i costi, Vi invitiamo a partecipare alle riunioni di consuntivo
sia della Castell’Arquato-Vernasca sia della Silver Flag (dati sempre
a disposizione di tutti i 1250 soci, del resto), in modo che possiate renderVi
conto della trasparenza del lavoro del consiglio del CPAE.
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Agli inizi di maggio alcuni rappresentanti del gruppo “2CV in Fiore” hanno preso parte alla sesta edizione della
Dolomitica 2008. Obiettivo da raggiungere: Conzago di Belluno, attraverso varie tappe. Suggestiva quella dell’incantevole
lago di Mis: parcheggiate le “Deuche” a bordo lago, è stata prontamente allestita una cucina da campo
per arrostire salamelle e verdure grigliate con vini provenienti da ogni regione, oltre a torte e formaggi vari. Dopo,
un percorso impegnativo che si è snodato attraverso il Passo Cereda, San Martino di Castrozza, il Passo Rolle con
superba vista sul maestoso Cimon della Pala. Anche nel corso delle due tappe successive, il panorama è sempre
stato mozzafiato: la Marmolada, Canale d’Agordo, i Serrai di Sottoguida. L’arrivo a Campitello di Fassa è salutato
tra somes e fortais, fiumi di birra e danze tirolesi. Le “vere” protagoniste, le simpatiche “lumache di latta”, non
hanno avuto problemi e si sono comportate benissimo. Come vuole la tradizione...
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Circuito
di Piacenza
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Affascinanti
forme di tre delle venti barchette
presenti per la seconda rievocazione
del Circuito di Piacenza, coordinata
dal CPAE a metà giugno.
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La Ferrari 250 Testarossa di Corrado
Cupellini splende sotto il sole in
Piazza Cavalli.
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No, non è un raduno normale.
È molto di più. È
far rivivere a Piacenza un
qualcosa che è durato un attimo e
poi è scomparso nell’oblio dei ricordi.
Oggi, grazie al CPAE, il Circuito
di Piacenza è tornato alla grande.
Con i protagonisti, i piloti di oggi,
e le protagoniste, le barchette di
ieri. Già, le protagoniste: ammirate
in Piazza Cavalli, osannate alla
partenza sul Facsal. Raccontiamo
ora di qualcuna di loro, della loro
storia, delle loro imprese.
OSCA 750 S 1957 (Francesco Adamoli). Vettura
costruita dai Fratelli Maserati,
ha gareggiato in pista e su strada
con buoni risultati fino ai primi
anni ‘60. Lo stesso modello ha vinto
a Le Mans la classe ed il premio
per l’indice di prestazione con
Collin Davis - Alejandro De Tomaso.
Motore di 750 cc con 70 CV a
7500 giri e doppio albero a camme
in testa. Alcuni tra i migliori risultati:
Trofeo Vigorelli a Monza 1957
(1° di classe), Giro di Sicilia (2° di
c), Sarezzo-Lumezzane (1°), Coppa
Sant Ambroeus (1°), Trento-
Bondone (2°), Pontedecimo-Giovi
(1°), Bolzano-Mendola (3°), Gran
Premio Napoli (4°).
Fiat Gilco 1100 S 1949 (Narciso Balbi).
Gilberto Colombo nasce da una
famiglia di artigiani milanesi che
fino dal primo dopoguerra si specializzano nella produzione di tubi
speciali per il campo aeronautico
e marino. Gilberto nei primi anni
di ingegneria viene in contatto con
il mondo dell’automobile sviluppando
una grande passione per la
progettazione telaistica. Nel 1946
conosce a Modena Enzo Ferrari e
inizia ad applicarsi alla progettazione
dei primi modelli di questa
nuova marca. Nel 1947 all’interno
della azienda di famiglia si crea la
GIL.CO specializzata in progettazione
e realizzazione di telai per
vetture sportive. Il traliccio ha una
struttura classica a due longheroni
che viene irrigidita con l’inserimento
di elementi trasversali centrali:
la parte terminale posteriore
è angolata per ospitare gli attacchi
delle sospensioni a balestra. Ai tubi
della struttura principale venivano
poi aggiunti altri tubi sottili e più
leggeri. Caratteristica la rastremazione
del tubo nella parte finale. In
totale il peso era di 65 kg. Il traliccio
veniva venduto a una cifra vicina
alle duecento mila lire.
Siata Gran Sport - 1937
(Fausto Bardelli).
“Bilancio Siata alla 11° Mille Miglia:
primo Piero Dusio, classe 750
Sport, a oltre 78 km/h di media, con
nuovo primato sul tratto Brescia-
Bologna di Casalis a 100, 414 km/h
e sul tratto Brescia-Roma di Donati
a 81,36 km/h”. Così intitolava una
famosa pubblicità su Auto Italiana
della piccola azienda di Torino,
fondata nel 1926 dal ragionier Giorgio
Ambrosini. Cresciuta nell’orbita
della Fiat, la Siata può a buon titolo
essere considerata la mamma
di tutte le vetture barchette e Sport
che hanno contraddistinto l’epoca
d’oro degli artigiani in Italia. La prima
Gran Sport, del 1937, realizzata
sulla base della popolare 500 Topolino,
è una vera bomba: la testa
originale, a valvole laterali, era stata
sostituita dalla cosiddetta supertesta
Siata a valvole in testa, con carburatori
Cozette. La cilindrata era
stata portata a 636 cc aumentando
l’alesaggio a 55 mm, raggiungendo
la rispettabile potenza di 25 CV a
4600 giri e una velocità di punta di
110 km/h. Sembra che soltanto una
dozzina di esemplari siano stati costruiti.
Abarth 207 Spyder Corsa - 1955
(Anthony Berni). Carlo Abarth fu anche costruttore
di eleganti barchette negli
anni ‘50 come si dimostra con
questa vettura, costruita in soli 11
esemplari per il mercato dei piloti
privati americani. Questa barchetta
ha gareggiato in molte corse
“club” negli USA fino agli anni
‘70. Una simile vettura ha corso
nel 1955 alle 12 ore di Sebring. Telaio scatolato, motore derivato da
quello della Fiat 1100/103.
Osca MT4-2AD 1500 - 1954
(Mattia Colpani).
È forse la Osca più vittoriosa tra
quelle costruite. Venne acquistata
da Chiron e utilizzata alla Carrera
Panamericana del novembre ‘54.
Rientrata in Italia venne acquistata
da Giulio Cabianca e quindi dalla
OSCA stessa. Utilizzata, come vettura
ufficiale, in moltissime gare
ottenendo ottimi piazzamenti tra
cui i primi posti di classe al Circuito
del Mugello,alla Bologna S.Luca,
alla Mille Miglia del ‘56 (9° assoluto)
e alla Coppa della Consuma i 2°
posti alla Coppa d’oro delle Dolomiti.
Venne venduta a Domenico
Lo Coco che la condusse ancora
alla vittoria alla Sassi-Superga e
alla Coppa Cantoni
Ferrari 250 Testa Rossa - 1957
(Corrado Capellini). Testa Rossa è un nome
entrato nella leggenda dello sport
automobilistico. Per il numero infinito
di vittorie, per la prestazioni
del suo motore 12 cilindri con i
coperchi delle valvole colorate di
rosso scuro e per le forme della sua
carrozzeria elegantissima e particolare.
Il motore è il 12 cilindri di 3
litri con 290 CV montato su un telaio
in tubi di acciaio, la carrozzeria
in alluminio è costruita da Medardo
Fantuzzi di Modena. Il primo
anno ufficiale di utilizzo della testa
rossa è 1958 durante il quale con
alla guida grandissimi piloti come
Collins, Gonzales, Gendebien, Phil
Hill, la vettura ottiene leggendarie
vittorie, 1000 Km di Buenos Aires,
Targa Florio, 24 di Le Mans.
Maserati A6 GCS 1954
(Umberto Falchetti).
Innanzitutto la sigla A sta per Alfieri,
in onore del fondatore della Maserati,
6 il numero di cilindri. Poi
Ghisa, Corsa, Sport: la prima versione
nasce nel 1947 con motore
6 cilindri con basamento in ghisa
di due litri con potenza di 120 CV.
Il telaio, per la prima in un’auto di
questa categoria, è tubolare con circa
120 elementi. Quando nel 1953
viene assoldato Gioachino Colombo,
padre delle mitiche Alfa Romeo
Alfetta da Gran Premio e del primo
12 cilindri Ferrari, la Maserati gli
commissiona subito la rivisitazione
della Sport. Detto fatto: arriva
la versione 53 con carrozzeria tipo
barchetta. Tecnicamente parlando
Colombo interviene sulle dimensioni
dei cilindri e sulla distribuzione,
ora a due alberi a camme in testa con comando a ingranaggi
e doppia accensione. La potenza
passa a 170 CV, la velocità prossima
ai 250 all’ora. Tra i piloti che si mettono
in evidenza con questo bolide
figurano Maria Teresa De Filippis,
Emanuel De Graffenried, Alfonso
De Portago, Giovanni Bracco,
Umberto Maglioli, Gino Valenzano,
Alberto Ascari, Cesare Perdisa,
Emilio Giletti, Sergio Mantovani e
Luigi Musso, che su questa Sport si
laurea Campione italiano nel biennio
1953-54.
Siata Daina Sport 1500 1952
(Gianmario Fontanella). Derivata dalla Fiat 1400,
la Daina con motore Gran Sport
di 1,5 litri e potenza di 75 CV è stata vestita da numerosi e affermati
sarti dell’epoca, come Farina, Motto,
Bertone, Boano. Un esemplare
di questo tipo alla 12 ore di Sebring
nel 1952 guidate da Dirk Irish e Robert
Fergus si piazzano rispettivamente
seconda e terza nella classifica
all’indice di prestazione.
Ermini 1100 Sport - 1947
(Mauro Giansante).
Insieme alla Siata Gran Sport, è
l’unica del lotto ad aver partecipato
al Circuito di Piacenza nel 1947.
In condizioni originali, vissuta ma
molto affascinante, oggi viene custodita
gelosamente dal suo proprietario
che l’ha rispolverata in
esclusiva per Piacenza per questa
occasione speciale.
Stanguellini Sport 1948
(Fabrizio Lorenzoni).
Da sempre Stanguellini è sinonimo
di barchette, anzi da sempre Stanguellini
è sinonimo di Fiat. Infatti
Francesco Stanguellini, il fondatore,
diventò agli inizi del Novecento
il primo commissionario Fiat di
Modena. La prematura morte di
Francesco, avvenuta nel 1929, costrinse
il figlio Vittorio, allora diciannovenne,
a prendere in mano
le redini dell’azienda. Nel 1936
una Balilla Coppa d’Oro opportunamente
preparata per Nando Righetti
si piazzò al quarto posto di
classe alla Mille Miglia. Da questo
risultato arrivò anche lo stimolo
per la costruzione di barchette in
casa propria. Dapprima con carrozzerie
standard, tipo tank.
Ferrari 500 TRC - 1956
(Marco Pelizziari).
La Ferrari 500 TRC monta il motore
della Mondial con 4 cilindri in linea
per una cilindrata di 1984 cc e una
potenza di 190 CV a 7400 giri alimentato
da 2 Weber 40. Il cambio
è a 4 marce e sospensioni indipendenti.
La carrozzeria era realizzata
da Scaglietti su disegno di Pininfarina.
La vettura venne acquistata a
Maranello dal pilota svizzero Peter
Monteverdi (una delle tre costruite
con motore portato a 2,5 litri) e utilizzata
per le gare in salita e slalom
ad Aspern, Campione d’Italia, Reigoldswill,
Colmar e Zurigo. (G.D.)
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32a Castell’Arquato-Vernasca
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Centodieci equipaggi per l’edizione
2008 della Castell’Arquato-Vernasca.
Ancora una volta, un successo per il
CPAE. Motivo? La voglia di percorrere
quel mitico percorso che è stato teatro
di tante sfide dal 1950 al 1972 (gli
anni della “vera” gara in salita) anche
se oggi la sfida è con il cronometro in
mano alla ricerca del netto
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Ancora una volta Fontanella, su Porsche 356, ha fatto centro e ha vinta
la trentaduesima edizione della Castell’Arquato-Vernasca. L’alfiere
del GMT non ha avuto rivali e ha confermato la sua classe nella
manifestazione di regolarità più affollata che il nostro sodalizio organizza.
Ma questo evento ha vissuto non soltanto il momento agonistico, ma anche
quello storico: tante e tali erano significative le vetture schierate. A cominciare
dalla splendida Ferrari 330 GTS del 1967 di Umberto Falchetti, boss
della MTA, per poi passare alla prestigiosa Aston Martin DB2/4 del 1956 di
Pighi, oppure la monumentale Chevrolet Bel Air del 1956 di Passini.
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Alla domenica pomeriggio,
verso le 18, quando anche
l’ultimo dei 195 concorrenti
ha lasciato il paddock di Castell’Arquato,
è facile intravedere
tra gli uomini del CPAE qualche
sorriso. Tutto finito? Macché, ci
sono da fare ancora tante cose,
come il consuntivo ad esempio,
sempre un momento importante
per un sodalizio con relative possibilità.
No, i sorrisi si riferiscono
alla consapevolezza di avere compiuto
un’altra piccola impresa.
Come può un pugno di simpatici
scavezzacollo aver messo in piedi
un circo di livello mondiale come
la Silver Flag? È mai possibile che
ogni anno lo spessore tecnico e
storico di questa manifestazione
cresca sempre più? Quali sono i
veri segreti di questa formidabile
ricetta? Me lo sono chiesto più volte,
ma il risultato di questa ricerca
del vero segreto riconduce ad un
solo imputato: la passione. La passione nel trovarsi più volte al
mese a partire dalla fine di agosto
fino al giugno successivo, per cercare
idee, mettere a punto gli inviti,
selezionare le auto, dare il “la” a
quella faticosa macchina organizzativa
per questo evento che ogni
anno che passa crea sempre più
fatica e lascia sempre meno spazio
a bizantinismi vari. Lo schema è consolidato, ma servono sempre
forze fresche. Contributi e idee che
arrivano dall’esterno sono sempre
ben accetti. Ovviamente esiste una
sapiente regia, c’è uno zoccolo duro
che vaglia tutte, ma proprio tutte,
le iniziative e i problemi connessi
alla Silver Flag; e, credetemi, sono
veramente tanti. Però tutto viene
affrontato con lo spirito giusto, e
questo aiuta notevolmente per la
buona riuscita finale.
Passiamo ai veri protagonisti, coloro
che, in fondo, ci fanno fare sempre
bella figura: i concorrenti con
le loro splendide vetture. In questa
tredicesima edizione, in barba alla
scaramanzia, il livello è cresciuto
ulteriormente. Sarà stato anche per
le rumorosissime (mi sia concessa
questa parentesi: chi vi scrive gode
la Silver Flag nel presentare le vetture
alla partenza, a fianco di ogni
equipaggio che scalda i motori a
più non posso e lacera in maniera
oramai irreparabile i poveri timpani
dello speaker…) ma ammiratissime
Lola, che hanno vissuto a Castell’Arquato
un bel compleanno.
Cinquant’anni fa infatti, Eric Broadley
ideò la Mk I, prima sua creatura
con telaio tubolare, equipaggiata
con motore Coventry Climax di
1300 cc, accessoriata con parti anche
di origine diversa, per esempio
la scatola sterzo era della BMC. Alla
sua prima corsa Broadley arrivò secondo
e il primo posto arrivò alla
corsa subito successiva. Il nome
Lola che derivava affettuosamente
da una splendida protagonista di
una rappresentazione teatrale che
aveva stregato cuore e sentimenti
di Broadley. I tanti spettatori che
hanno seguito la manifestazione
hanno potuto ammirare il “pezzo”
più importante con il marchio Lola
presente alla tredicesima edizione
della Silver Flag: la T92 Bowes Seal
Fast Special Indy Car, pilotata da
Glyn Jones. Questa vettura ufficiale
della Lola infatti appartiene ancora alla casa inglese e viene portata
alle più importanti manifestazioni
internazionali. Venne utilizzata nel
1966 da Jacky Stewart alla 500 Miglia
di Indianapolis. Il pilota scozzese
rimase in testa per gran parte
della competizione dovendo poi
ritirarsi per problemi al motore.
Passando ai gioielli di casa nostra,
abbiamo ammirato oltre modo i
due gioielli del Museo Alfa Romeo
di Arese, le monoposto P2 e P3. In
particolare la P2, prima campione
del mondo nel 1925 con Gastone
Brilli Peri, costruita in soli 6 esemplari,
è stata oggetto di una scrupolosa
messa a punto meccanica
in vista di questo evento. È stato un
modo speciale di celebrare il genio
e la capacità tecnica di un grande
progettista piacentino, Giuseppe
Merosi, che ha dato all’Alfa Romeo
nei suoi primi anni di vita un’impronta
vincente grazie alle sue realizzazioni
sempre all’avanguardia.
Potremmo incantarvi per ore parlando
delle protagoniste della Silver
Flag. Forse non sarebbe giusto.
Allora concludiamo raccontandovi
la storia di due auto così diverse tra
loro ma hanno giustamente raccolto
le ovazioni del pubblico. La prima
è una rarissima Fiat 8V Zagato,
guidata da Aldo Di Bello. Nata per
contrastare il dominio Alfa nelle
macchine di gran turismo la 8V fu
un importante progetto di Dante
Giacosa. Questo esemplare partecipò
alla Mille Miglia del 1955 arrivando
13° assoluta condotta dal pilota Castelbarco e vinse la Coppa
delle 6 ore di Orbassano, condotta
in gara anche dallo stesso Elio Zagato.
Che dire? L’eleganza e la classe di
quest’auto non hanno pari. Come
eravamo bravi a fare le automobili…
Passiamo infine alla Bugatti 35
B del 1928 di Marco Fumagalli, uno
dei massimi capolavori del geniale
costruttore italo-francese. La tipo
B montava un 8 cilindri a 3 valvole
per cilindro con cilindrata di 2262
cc, dotato di compressore Roots ed
erogava circa 130 CV con velocità di
190 km/h. Dal 1925 fino al 1930 ha
ottenuto oltre un migliaio di vittorie
sia nei Gran Premi sia nelle gare
di durata come la Targa Florio che
vinse ben 5 volte. I più grandi piloti
di quegli anni corsero con queste
vetture: Nuvolari, Varzi, Chiron,
Divo, Minoia. Questo esemplare in
particolare è sempre appartenuto
alla famiglia Fumagalli. Il nonno
del driver di oggi alla Silver Flag,
Carlo, partecipò anche a 3 corse
con la vettura: cronoscalata dello
Stelvio, Circuito di Varese e Circuito
di Como. Che dire? Vederla nella
sua scintillante livrea blu scuro con
le targhe originali di Milano, è un
colpo al cuore… (G.D.)
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Walter Burani come Niki Lauda sulla Ferrari 312 T.
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Alfa Romeo P2, 1925
(Maurizio Monti, Automobilismo
Storico Alfa Romeo, Arese)
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Sapiente regia: Gaetano Derosa col presidente del CPAE, Achille Gerla;
sotto, Claudio Casali e Raffaele Rizzi. In basso, fase movimentata sui
tornanti di Vernasca.
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Tutti gli uomini che hanno coordinato la Silver Flag “abbracciano” la protagonista assoluta dell’edizione 2008, la Lola T92
ex Jacky Stewart del 1966. All’estrema sinistra, Glyn Johns.
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40 Miglia del benessere
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Felice connubio tra i sodalizi CPAE e Ruote a Raggi di Parma per la prima
edizione della 40 miglia del benessere. Oltre 120 automobili di ogni epoca si
sono date appuntamento presso il Mercatone Uno a Fiorenzuola e a Parma,
per poi convergere verso la bellissima stazione termale di Salsomaggiore.
Bellissime le automobili, ottima l’organizzazione. Un raduno che avrà sicuramente
un seguito nei prossimi anni.
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"Eravamo quattro amici al bar", cosi cominciava una nota canzone di Gino
Paoli ma, a differenza, gli amici in questione non volevano cambiare il mondo
ma soltanto sviluppare un’idea di uno di loro: arrivare fino al mare con le loro
adorate moto d’epoca. Da allora gli amici sono diventati 10 e la gita, chiamata
Moto al Mare, è giunta alla nona edizione, le moto dei partecipanti variano
dalle classiche Moto Guzzi Falcone, Gilera Saturno, Triumph e Piaggio Vespa.
Il percorso di circa 320 km. si snoda attraverso le splendide valli dell’appennino
ligure emiliano con andata in val di Taro e val Carnella mentre il ritorno in
val d’Aveto e val Nure. Naturalmente la prudenza consiglia di portare al seguito
anche un furgone di assistenza, che non è mai servito per i mezzi ma per il
trasporto delle vettovaglie di supporto ai centauri, salami, prosciutti, focacce e
qualche bottiglia di buon vino bianco e rosso per mantenere la carburazione
dei motociclisti un po’ “grassa”. In questa edizione poi il nostro vivandiere
ufficiale Gaetano ha superato sé stesso preparando delle salamelle al vino
bianco che, scaldate su un fornelletto da campo, hanno diffuso il loro aroma
tra i boschi attirando un gruppo di ciclisti in crisi glicemica; purtroppo per loro
le salamelle erano già finite però sono stati consolati con un bicchiere di vino
rosso e sono ripartiti cantando! Giunti al mare e parcheggiate le moto i nostri
centauri, all’ombra di una pergola e rinfrescati dalla brezza marina, hanno gustato
le specialità della cucina ligure che l’amico Benny, gestore del ristorante
Bocciodromo, ha preparato per loro innaffiate con dell’ottimo Verdicchio
della Lunigiana. Sulla strada del ritorno, durante un pit stop per “correggere”
la carburazione, i nostri amici si sono imbattuti in un gruppo di motociclisti
moderni alle prese con un problema meccanico: la moto supertecnologica di
uno di loro palesava evidenti problemi all’alternatore e così, dopo aver consolato
il proprietario con un panino al salame, si è caricata la moto sul furgone
risolvendo la complicata situazione del proprietario del mezzo in avaria.
Al rientro a casa i nostri amici, stanchi ma felici, si sono dati appuntamento
alla prossima edizione che sarà quella del decennale. (Roberto Nani)
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Trattori d'epoca
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Ancora una volta la sezione trattori d’epoca, coordinata da Fiorenzo Bassi, ha fatto centro. A Sentimento, là dove nacque la
piccola azienda Bubba, nel primo weekend di giugno si sono ritrovati tantissimi mezzi a rappresentare la marca più gloriosa
e rara delle storia. Dimostrazioni, festeggiamenti, momenti di lavoro per i trattori e grande apprezzamento da parte del folto
pubblico.
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Piaggio Vespa 150 GL
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Per par condicio, dopo aver pubblicato la fiche tecnica riguardante l’Innocenti
Lambretta due numeri fa, eccoci alle prese con la Piaggio Vespa. Che dire della
Vespa? Fa parte dei sogni di tutti gli appassionati e da sempre alimenta l’eterno duello
con la rivale storica, la Lambretta appunto. In entrambi i casi, comunque, si tratta
di due opere d’arte. Difficilmente replicabili, oggi sono unanimemente riconosciute
come tipico esempio dell’estro tecnico nostrano. In questo numero, la versione è la
popolare 150 GL, presentata ufficialmente al Salone di Milano nel 1962.
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Motore:
tipo VLA1M, ciclo otto
a due tempi, distribuzione
rotante, diametro 57, corsa 57,
monocilindrico 145, 45 cc, rapporto
di compressione 1:7,2, potenza 6,2
CV a 5000 giri/min, raffreddamento
ad aria forzata con ventilatore
centrifugo, carburatore Dell’Orto
SI20/17C, frizione a dischi multipli
in bagno d’olio, cambio a 4 marce,
alimentazione miscela/olio 2%.
Struttura:
scocca portante a guscio di
lamiera a forma aperta e carenata.
Impianto
elettrico:
Magnete volano
6V-35W, corrente alternata, batteria
6V (7 Ah), bobina A/T esterna,
anticipo accensione 22+/-1 prima del
PMS, apertura puntine 03-05 mm,
candela Bosch W225 o Champion
L86 oppure Marelli CW225.
Sospensioni:
anteriore e posteriore
con molla elicoidale a flessibilità
variabile e ammortizzatore idraulico
doppio effetto.
Freni:
anteriore e posteriore ad
espansione, tamburo 150 mm.
Dimensioni e
pesi:
lunghezza 1700
mm, larghezza 675 mm, altezza 1045
mm, peso a secco 89 kg, pneumatici
3.50 x 10”.
Prestazioni:
velocità massima 88 km/h,
consumo 2,1 litri/100 km.
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Asimotoshow 2008
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Dal 16 al 18 maggio all’autodromo Riccardo Paletti
di Varano de’ Melegari (Parma) si è svolta
la più importante manifestazione dedicata
alle moto storiche: ‘ASI Motoshow 2008 - Moto Storiche
in Pista’, giunta alla sua settima edizione. L’evento
è organizzato dall’ASI, con la collaborazione dei tre
club federati dell’Emilia Romagna (Ruote a Raggi di
Parma, CAMER di Reggio Emilia e CPAE di Fiorenzuola
d’Arda). Anche quest’anno eroici personaggi della storia
della motocicletta: il campionissimo Giacomo Agostini
con la MV Agusta 3 cilindri 1968, Carlo Ubbiali,
Luigi Taveri con la Honda 250 4 cilindri del 1967, Sammy
Miller con la AJS Porcupine del 1949, Jean Francois
Baldé con la Kawasaki KR 250 del 1978, Pierfrancesco
Chili sulla Honda RS 500 3 cilindri del 1985, il finlandese
Tepi Lansivuori sulla Suzuki KR 11 del 1973.
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Il
mercatino
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