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La
passione vince sempre
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Numero doppio, quello che vi apprestate a leggere: tante pagine, molte delle
quali dedicate alla Silver Flag 2009. Un’edizione da record che merita una
giusta celebrazione. Oltre alle splendide Maserati & OSCA ideate dai fratelli
nativi di Piacenza che hanno sfilato da Castell’Arquato a Vernasca, anche tanti
altri splendidi purosangue hanno movimentato questo evento. Sfogliare le
pagine di questa rivista sarà come provar di nuovo emozioni forti: ne siamo
sicuri, sarete contenti.
Con il 2010 arrivano tante novità per il CPAE. Per questo vi invitiamo a leggere
con attenzione le pagine che riguardano il notiziario del club, che riporta
anche il completo calendario degli eventi (e che trovate anche nello splendido
poster allegato). Si torna alla segreteria unica: oltre alla sede legale, è prevista
una sede operativa a Fiorenzuola e una a Piacenza.
Come sapete, il nostro sodalizio è federato ASI e si deve adeguare a quelle che
sono le decisioni ratificate proprio dal massimo ente federale. Che ha stabilito
di aumentare di 20 euro la quota associativa. Dunque, per rinnovare la tessera
di iscrizione al CPAE, bisognerà ora versare 100 euro. Lo ricordiamo, il CPAE
è uno dei sodalizi italiani che ha come quota di rinnovo una delle cifre più
basse in assoluto. Questo sforzo, riconosciuto da molti di voi, ci ha sempre
contraddistinto e così continuerà ad essere. Perché la Passione (con la P maiuscola),
per diffondersi sempre più, va aiutata e mai osteggiata. In fondo, questo
è nel Dna del nostro movimento, e così sarà per sempre.
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GITA SOCIALE 2010
5/6/7 Febbraio 2010
Meta della gita sociale: i bellissimi musei specializzati che si
trovano a Roma e nella regione
Lazio, itinerario culturale molto interessante. Per informazioni e prenotazioni, contattare
la segreteria ai primi di gennaio (tel. 0523/982827).
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SEGRETERIA CPAE
La sede torna unica
La segreteria del CPAE ritorna in un’unica sede, che è poi quella “storica” a Fiorenzuola, via
XX Settembre 54, presso l’Hotel Concordia, tel. 0523/982827, fax
0523/984841, info@cpae.it
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RINNOVO QUOTA SOCIALE 2010
L’ASI ha deciso di aumentare l’importo, ora è 100 euro
La notizia era nell’aria, e purtroppo, come qualcuno di Voi avrà potuto
leggere anche sui numeri 9 e 10 de La Manovella, si è verificata: la quota minima del rinnovo tessera sociale
è passata da 80 a 100 euro. Quindi, per tutti i soci che devono rinnovare l’iscrizione al club per il 2010, l’importo
da versare è appunto di 100 euro. Che dire? Avremmo voluto fare volentieri a meno di darvi questa sgradita notizia, indipendente dalla
nostra volontà. Ma le disposizioni ASI vanno rispettate e così anche il CPAE, come tutti i club federati ASI, si deve adeguare.
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UFFICI CPAE
A Fiorenzuola e Piacenza
Dai primi di gennaio, due nuove sedi a disposizione dei soci del CPAE: a Fiorenzuola, via
Bressani, 8 - tel. 0523/248930; a Piacenza c/o ACI e Sara, via Maculani, 36. ACI
Piacenza e Sara Assicurazioni offriranno ai soci CPAE sconti e facilitazioni.
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CPAE & CARIPARMA
Partnership vincente
Nel 2010 il CPAE lavorerà a stretto contatto con la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, che sarà lieta
di proporre ai soci del Club condizioni bancarie particolarmente favorevoli. La collaborazione sarà
sicuramente uno stimolo per lo staff del CPAE ad organizzare eventi ancora più importanti per il
motorismo storico nel territorio.
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RINNOVARE LA TESSERA CPAE 2010
Ecco come fare
Il versamento della quota sociale (100 euro per il rinnovo) si può fare in quattro modi:
- in occasione del pranzo sociale al Park Hotel di Piacenza il 29
novembre prossimo, ore 12:00;
- presso la sede di Fiorenzuola;
- tramite bollettino postale che trovate allegato
nel numero di Ruote Libere;
- presso la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, codice
Iban IT 88 E 06230 65310000030596077.
A partire da gennaio, sarà anche possibile rinnovare la propria tessera sociale presso gli uffici
di Fiorenzuola e Piacenza (c/o ACI e Sara, via Maculani, 36).
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ESENZIONI BOLLO
Attestato di storicità
Ora il servizio è a pagamento: l’ASI ha deciso che dal 1° Luglio la pratica auto costa 20 euro, quella
moto 10 euro.
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CPAE, gli eventi del
2010
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Per partecipare ai nostri raduni
Ecco l’elenco di tutte le manifestazioni del CPAE per il 2010. Per informazioni ed iscrizioni
siete pregati di contattare Raffaele Rizzi c/o Hotel Concordia (tel. 0523/982827, fax 0523/984841).
I pagamenti possono essere effettuati con un versamento
presso la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza,
codice Iban IT 88 E 06230 65310 000030596077. Potete anche scaricare i moduli di
partecipazione dei raduni direttamente
dal nostro sito
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Il
tridente domina
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Grande scorpacciata di
Maserati e Osca alla quattordicesima edizione
della Vernasca Silver Flag, che si è svolta
l’ultimo weekend di giugno a Castell’Arquato
(Piacenza). Infatti alla manifestazione,
coordinata dal CPAE, è stata dedicata
espressamente una categoria intitolata “le
Maserati dei Fratelli Maserati”, cioé tutte
le vetture costruite su progetto dei cinque
fratelli di origini piacentine, per la
precisione di Quartazzola, nei pressi della città
emiliana. Al via delle tre manche della sfilata
il folto pubblico ha potuto ammirare numerose
chicche, come la rarissima 16 cilindri tipo V5.
Premiata come vettura anteguerra più
rappresentativa la monoposto 8CM di Rick Hall,
che Tazio Nuvolari pilotò nella stagione 1934
vincendo il Circuito di Modena, il Gran Premio
di Napoli e sfiorò la vittoria, dopo una
strepitosa rimonta, alla Coppa Acerbo a Pescara.
Monoposto che ha richiesto una procedura
speciale per la partenza, con partenza a spinta.
Notevoli per rarità anche la Tipo 26 B di
Corrado Cupellini del 1928, secondo modello
costruito dai fratelli emiliani, recuperata in
Argentina qualche anno fa, e la 200 S del 1956
di Nicola Sculco, presidente del Maserati Owners
Club. Non potevano mancare due Formula 1 tipo
250 F, monoposto nata nella prima metà degli
anni Cinquanta con cui Manuel Fangio trionfò
nel Campionato del Mondo 1957: la prima, di Gigi
Baulino, venne pilotata da Teulo de Graffenried
nel periodo 1954- 56 mentre la seconda, ora di
proprietà di Barrie Baxter, è un esemplare del
1959 modificato da Colotti. Due piloti di
Formula 1 hanno movimentato l’evento: Sir
Stirling Moss (vedi intervista nelle pagine
successive), che ha preso il via con una Osca
dotata di motore con testa desmodromica, e Maria
Teresa de Filippis, che invece ha fatto da
starter d’eccezione alla categoria del
Tridente. Maserati a parte, i tre quarti delle
200 vetture presenti all’evento venivano da
equipaggi esteri, segno che la manifestazione,
nata quasi per scommessa quindici anni, è oggi
uno degli appuntamenti più interessanti
dedicati ai bolidi d’antan. Alla fine, il
saluto e i complimenti del presidente
dell’ASI, Roberto Loi: “Bravo, CPAE: avanti
così, avanti tutta”.
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Sir Stirling Moss ha 80 anni, ma non
li dimostra. Merito dell’inseparabile
moglie Suzie, che lo coccola e lo
accudisce come solo le donne innamorate
sanno fare. Lui, di amori, ne
ha avuti tanti, per la verità: ma solo
a quattro ruote, sia ben chiaro. L’occasione
per fare quattro chiacchere
avviene alla cena di gala della Silver
Flag 2009, nella piazza alta di Castell’Arquato.
Con la sua splendida
Osca 375 a motore desmodromico
parcheggiata nei paddock, Sir Stirling
si può rilassare e gustare le leccornie.
Non è un mangione, apprezza
il prosciutto di Parma, per il resto
pilucca. “La forma fisica, prima di
tutto, come regola di vita - spiega
il vincitore della Mille Miglia 1955
con la media record imbattuta di
157,650 km/h - però qualche sera, e
soprattutto qui in Italia, si può anche
fare un’eccezione alla regola”.
Parla volentieri dei suoi colleghi-rivali
degli anni Cinquanta: “All’epoca
eravamo tutti amici, non c’erano
invidie, esisteva solo una grande ammirazione
per chi vinceva la gara.
Oggi è tutto un po’ troppo freddo,
calcolato, forse senz’anima. Eppure
mi piacerebbe provare una Formula
1 moderna, anche se le diavolerie
elettroniche non sono certo il mio
forte: ancora oggi preferisco sporcarmi
le mani di grasso nel riparare
o mettere a punto un’auto che guardare
i dati delle prestazioni tramite
la telemetria”.
L’occasione è anche ghiotta per stilare
una classifica con il podio virtuale
dei campionissimi di sempre:
“Juan Manuel Fangio, Jim Clark e
Ayrton Senna. Schumacher un gradino
sotto”. E Tazio Nuvolari? “Il
Mantovano Volante non è paragonabile
a nessuno. Correva con bolidi
quasi inguidabili su strade fatte di
brecciolino: inarrivabile”.
Parliamo di auto, le migliori di sempre
per correre: “La sportiva più
veloce e affidabile in assoluto è la
Mercedes SLR, quella che mi ha
consentito di vincere la Mille Miglia
sfrecciando a velocità ragguardevoli
con la sensazione di andare
al supermercato ad andare a fare la
spesa, tanto era sicura. Per quanto
riguarda le Formula 1, direi la Maserati
250 F: aveva un motore esuberante,
e con pneumatici in perfette
condizioni era ben guidabile. Anche
se il meglio delle prestazioni lo raggiungevi
soltanto quando le gomme
iniziavano a deteriorarsi, perché il
retrotreno diventava più leggero e
potevi intraversare la monoposto a
tuo piacimento”. E per girare sulle
strade di tutti i giorni? “L’Aston Martin
DB5, il miglior compromesso tra
sportività ed eleganza. Ma anche la
Ferrari 250, soprattutto l’ultima serie
(la GTL, ndr), non era niente male”.
Sir Stirling Moss accetta di indossare
il caschetto che Giuliano Bertolotti
di Tag Heuer gli regala: grigio, con
lo stemma Mercedes e il numero,
722, quello della sua SLR dominatrice
alla Mille Miglia 1955. “Pochi
sanno che il numero si riferisce
all’orario di partenza, le 7 e 22 del
mattino, appunto”.
Con Sir Stirling Moss parliamo di
musica: niente Beatles o Rolling Stones,
meglio l’elegante Glenn Miller.
Ma con Sir Stirling Moss si parla volentieri
di tutto, dai vestiti al porfido
della piazza di Castello, dal cibo
agli orologi, dal tempo all’oroscopo.
Ti aspetteresti un personaggio inarrivabile
e scopri che potrebbe essere
l’uomo della porta accanto. Che
eleganza, che maniere, che appeal:
grazie, Sir Stirling.
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14a
Vernasca Silver Flag
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Maserati & OSCA, passione e storia, fascino e velocità. Due realtà
volute fortissimamente dai fratelli Maserati, che alla Silver Flag
2009 sono state festeggiate nel migliore dei modi. Già, ma cosa
hanno rappresentato veramente. Per quanto riguarda la Maserati, abbiamo
già parlato degli inizi negli scorsi numeri di Ruote Libere. Ora ci soffermiamo sul periodo della creazione della mitica 16 cilindri, il cui unico
esemplare rimasto è stato protagonista sulle rampe di Vernasca. La storia
risale al 1929 Alfieri Maserati, in vista del Gran Premio di Monza, si mette
all’opera nell’intento di creare una monoposto tutta nuova, destinata a
far diventare la piccola Casa del Tridente famosa in tutto il mondo. L’idea, benché non del tutto nuova, è
quella di affiancare due motori a
8 cilindri per creare un propulsore
gigantesco in grado di poter ben
figurare nelle competizioni internazionali
e nei record di velocità.
Detto, fatto: Alfieri crea un 16 cilindri
a V molto stretta (25°) con
cilindrata di quattro litri e potenza
di ben 280 CV a 5500 giri/min.
Nasce dall’unione di due 8 cilindri
della 26B affiancati e collegati da
un unico basamento che contiene
i due alberi motore. L’alimentazione
rimane una delle parti più
delicate perché, come si intuisce,
i motori devono girare in perfetta
sintonia per ottenere il massimo
delle prestazioni. Ci pensa Edoardo
Weber a creare dei carburatori
ad hoc precisi come orologi svizzeri.
Il debutto della V4 (la lettera
definisce la sistemazione dei due blocchi cilindri mentre il numero
indica la cilindrata) sulla pista di
Monza è confortante: Alfieri, terzo
in batteria, si classifica al sesto
posto riuscendo ad ottenere
anche il record sul giro. Il 28 settembre
a Cremona Baconin Borzacchini
stabilisce un formidabile
primato: riesce a percorrere i 10
km con partenza lanciata alla incredibile
velocità di 246,069 km/h.
Il primato per la classe C (vetture
con cilindrata da 3 a 5 litri) è della
Maserati, che è dunque riuscita
a battere il precedente record di
Eldridge con la Miller sul circuito
di Monthléry nel 1927. La performance
di Borzacchini, che verrà
superata soltanto otto anni più
tardi dall’Auto Union con una monoposto
espressamente costruita
per questo tipo di primati, subisce
una vastissima eco e produce effetti molto benefici. Da una parte
la crescita di immagine, dall’altra
la fiducia nell’azienda si concretizzano
nell’aumento di capitale
da 50 mila lire a 1 milione. Ma le
imprese di Borzacchini e della V4
non finiscono certo qui. Appena
dopo il primato di Cremona, eccoli
di nuovo protagonisti assoluti
nel Gran Premio di Tripoli. Per la
Maserati è la prima, importante
vittoria in un gran premio, vera e
propria consacrazione nel ristretto
novero delle Case automobilistiche
sportive «vere».
Alla V4 segue nel 1932 la V5, dalla
potenza esuberante: 5 litri di cilindrata
e 330 CV a disposizione
con lo stesso peso della V4 sono
un ottimo biglietto da visita per
le competizioni. Nonostante gli
ottimi argomenti tecnici, questa
monoposto non riesce ad ottenere
alcun risultato di rilievo, a volte
per guasti molto banali. Come
sul circuito dell’Avus, quando la
vittoria sfugge per la rottura del
comando dell’acceleratore. Ma,
purtroppo, in casa Maserati arriva
inaspettata la morte, il 3 marzo
dello stesso anno, di Alfieri, il fratello
genio.
Nel 1937 i fratelli Ettore, Ernesto
e Bindo Maserati avevano ceduto
la loro fabbrica (la Officine Alfieri
Maserati) ad Adolfo e Omer Orsi,
proprietari di un’acciaieria e fabbrica
di utensili. Il contratto di
cessione prevedeva una consulenza
decennale per i fratelli Maserati,
cessata la quale decisero di
fondare (1947) una propria officina
per la produzione di automobili
da competizione di piccola
cilindrata: la OSCA. Il primo modello
prodotto dalla Casa di San
Lazzaro fu la barchetta MT4 del
1948, spinta da un motore bialbero
di 1092 cc da 72 CV e destinata
alle gare della categoria 1,1
litri. La MT4 vinse il Gran Premio
di Napoli del ‘48, guidata da Luigi Villoresi e conquisto parecchie
affermazioni nella classe di cilindrata,
condotta da Ada Pace, tra le
quali una prestigiosa vittoria alla
Targa Florio. Negli anni successivi
seguirono evoluzioni del bialbero
con cilindrate di 1392cc (92cv),
1453cc (110cv), 1491cc (120cv) e
1568cc (140cv). Dalle vetture da
competizione Frua, Michelotti,
Zagato e Vignale derivarono eleganti
e sportive coupé a 2 posti,
come la bella 1600 GT di Zagato.
L’ambizione di partecipare al
campionato mondiale sport e alla
Mille Miglia, portò alla nascita
della MT4 equipaggiata con un
motore bialbero 2 litri da 165cv.
Questa vettura portò al palmares
della OSCA la vittoria (con al volante
Stirling Moss) della 12 ore di
Sebring. I fratelli Maserati, ormai
anziani, cedettero l’attività alla
MV Agusta alla fine del 1964. Nel
1967 la OSCA chiuse i battenti.
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7 vetture da
far perdere la testa
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Ferrari 166 Berlinetta Touring (1950)
– Camellini Umberto
Modello di esordio del Commendator
Ferrari, la 166 montava un
motore 12 cilindri di 2 litri sviluppante
la potenza di 140 CV. Venne
costruita dal 1949, nel catalogo
della Casa di Maranello le vetture
venivano presentate, con prosa
molto anni ’50, come modelli destinati,
“al turismo, allo sport, alla
corsa”. Nel 1950 una 166 vince la
Mille Miglia, e ancora in giugno la
24 ore di Le Mans senza contare
le tantissime vittorie conquistate
da gentleman drivers al volante di
queste elegantissime vetture che
si trattasse della famosa barchetta
Touring o dei coupé Pinin Farina e
anche Zagato.
Vettura presentata venne esposta
al Salone di Torino nel 1950 nello
stand Ferrari prima di inziare una
intensa attività agonistica,
1950 24 ore di Le Mans, Nurburgring
con Madame Yvonne Simon;
1951 24 ore di Le Mans, Gran Pre-
23
Ruote Libere 4-5/2009
mio di Senigallia; 1952 sett. IV
Coppa Intereuropa Monza; 1953
Giro di Sicilia (1° di classe).
Abarth 2000 SP
(1968) – Piccirilli Ernesto
Una delle vetture più conosciute
della Casa dello Scorpione, durante
il periodo 1968-1970 nella
sua categoria vinse di tutto sia in
pista ma soprattutto nelle gare in
salita, con al volante i grandi specialisti
come Ettore Scola, ed Edoardo
Lualdi che si impose anche
alla Castell’Arquato-Vernasca del
1969. Con Ortner e Merzario fu
l’arma per il Campionato Europeo
della Montagna tra il 1968 e il 1970.
Ha partecipato come vettura ufficiale
al Campionato Europeo della
Montagna nel 1970 con Johannes
Ortner vincendo inoltre la categoria
al Gran Premio del Mugello nel
1969 sempre con Ortner nell’anno
del trionfo di Arturo Merzario con
l’Abarth 2000 prototipo. La prima
serie che si distingue per avere il
cofano posteriore che scende a coprire
le ruote motrici ed il musetto
con i due piccoli spoiler bianchi.
Viene soprannominata 4 fari oppure
“vetrone” per l’ampio parabrezza
che protegge il pilota.
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Tecno Formula 2
(1971) – Giuseppe Bianchini
I fratelli Pedrazzani fondarono nei
primi anni ’60 una piccola fabbrica
che , partendo dai kart, divenne
in pochi anni una delle March più
famose di vetture monoposto delle
formule minori. Moltissimi grandi
piloti si formarono sulle F 850, Formula
3 e Formula 2 dei 2 fratelli.
Nel 1971 la Tecno tentò anche l’avventura
della formula 1 con una
vettura costruita completamente
in fabbrica compreso il motore 3
litri 12 cilindri. La Formula 1 si dimostrò
, portroppo , troppo poco
competitiva dopo alcuni campionati
la casa Bolognese si ritirò dalle
prove del Campionato del Mondo.
L’esemplare portato dal Sig. Bianchini
fu una delle vetture ufficiali
Tecno che disputò nel 1971 il
Campionato Europeo di Formula
2 . Venne guidata da Jean Pierre Jabuille
e dal’astro nascente dell’automobilistico
francese Francois
Cevert, eletto qualche anno dopo
come erede di Jackye Stewart al
volante delle Tyrrel F1 e purtroppo
deceduto nelle prove del Gran Premio
d’America del 197.. quando
stava diventando assoluto protagonista
delle gare di F1.
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Porsche 908
(1969) – August Deutsch
È una delle pietre miliari della storia
delle Porsche da competizione.
Il tipo 908 era dotata di un motore
di otto cilindri di 3 litri di cilindrata
che sviluppava circa 350 CV
a 7500 giri/min. Nella sua lunga
storia adottò anche il turbocompressore.
La vettura presente ha una storia
famosa. Con questa 908 il grande
attore Steve McQueen, in coppia
con Peter Revson, corse la 12 Ore di Sebring nel 1970 arrivando secondo
assoluto (correndo con un
piede ingessato...) dietro la Ferrari
512 di Andretti-Vaccarella. Alla seguente
24 ore di Le Mans l’attore
iscrisse la vettura che corse con
altri piloti in quanto la Casa cinematografica
con cui McQueen era
sotto contratto gli vietò la partecipazione.
La carrozzeria era stata
elaborata per poter portare a bordo
le cineprese, infatti doveva riprendere
la competizione “dal vivo” per
le scene che entrarono nel film” Le
Mans. Nel 1975 la vettura vinse il
Campionato tedesco della Montagna
condotta da Lotar Schorg,
e partecipò alla Trento-Bondone
– Dal 1976 al 1990 corse in Germania
nel Campionato Interserie.
Il signor Deutsch la trovò dopo
anni di ricerca in stato di quasi abbandono
con una motore Chevrolet
al posto del suo originale. Dopo
anni di restauro ed il ritrovamento
di un motore 908 originale la vettura
ora viene utilizzata in corse
per auto d’epoca.
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Alfa Romeo 33 Berlinetta Daytona
(1968) – Automobilismo Storico
Alfa Romeo, Arese
Nel 1964 dopo le indiscrezioni
sull’accordo tra Ferrari e Fiat per la
costruzione di una vettura sportiva
di 2 litri , anche all’Alfa si decise
per il rientro ufficiale nelle competizioni.
In circa un anno e mezzo,
progettata da Orazio Satta e
Giuseppe Busso, venne realizzato
il primo prototipo di una vettura
sport a cui venne dato il numero
di progetto 105/33. Questo primo
prototipo era dotato, in attesa del
nuovo motore 8 cilindri 2 litri, del
motore della TZ2. Lo sviluppo del
motore tenne impegnata l’Autodelta
e l’ingegner Chiti per oltre un
anno e la presentazione ufficiale
della vettura avvenne nel marzo
del 1967. Il telaio della vettura
aveva la particolarità di avere i serbatoi della benzina progettati in
funzione portante mentre il resto
della vettura era di concezione tradizionale.
Questo modello fece il
suo debutto nel febbraio del 1968
in occasione della 24 ore di Daytona:
4 vetture vennero presentate al
via e tre di queste finirono in modo
trionfale ottenendo il 5° 6°e 7° posto
e tagliando il traguardo tutte e
3 appaiate. Da quella gara le berlinette
presero il nome di Daytona.
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Aston Martin Le Mans 7
(1931) – Maurizio Piantelli
Lionel Martin e Robert Bamford
garagisti di Kensington nel 1914
installando su un talaio Isotta Fraschini
un motore Simplex da 1,4
litri costruirono la loro prima vettura
che venne chiamata Aston
Martin in onore della vittoria ottenuta
da Martin alla gara in salita
di Aston Clinton. La Aston Martin
LM7 è una delle tre International
Team Car alleggerite costruite dalla
Aston Martin per partecipare
alla 24 ore di Lemans nel 1931. In quella occasione fo portata in gara
da C.M. Harvey e da Cesare Augusto
Bertelli al quel tempo progettista
e proprietario della Casa
Inglese. Il risultato fu un quinto
posto assoluto e primo di classe.
Lo stesso anno ha partecipato
al Double Twelve a Brooklands
guidata dal pilota Benjafield e da
Cookd e al Tourist Trophy sempre
nelle mani di Cook. Nel 1933 è tornata
a Le Mans gudata dall’equipaggio
Morris-Goodal - Wisdom.
È Appartenuta alla collezione di
Nick Mason, famoso batterista dei
Pink Floyd.
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Lotus 23 – Marcel Hayoz (1963)
La Lotus 23 venne progettata per
essere una “piccola sport” biposto
ma divenne una delle vetture
di maggior fortuna di Colin Chapman.
Il telaio era la versione allargata
di quello costruito per la Lotus
22 formula Junior e le sospensioni
erano prese direttamente da questa
vettura. Originariamente la 23
era progettata con motorizzazioni
da 750 fino a 1300. In seguito il
modello 23B con un telaio in tubi
irrobustiti potè essere motorizzato
con la nuova ama della Lotus in
nuovo Lotus Twin Cam di 1400 e
1600 che venne in seguito montato
sulla Elan.
Il debutto in gara della Lotus 23
avvenne al Nurburgring nel maggio
del 1962 con alla guida l’asso
Jim Clark. La partenza ed i primi
giri della piccola Lotus furono
straordinari con Clark che addirittura
per un giro tenne la testa
della corsa mettendosi dietro
Maserati, Ferrari e Aston Martin
vetture dotate di ben oltre il doppio
dei cavalli della piccola Lotus.
Di questa vettura di grandissimo
successo ne vennero costruiti circa
130 in tre modelli 23, 23 B e 23
C.Molti di questi ancora oggi corrono
con successo nelle gare per
auto storiche.
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Gentil Casco
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Gabriele D’Annunzio scriveva: “L’automobile è donna”. Aveva ragione
e con grande orgoglio gli uomini del CPAE possono constatare
che ogni anno alla Silver Flag arrivano belle donne: no, non è solamente
un fatto estetico. Ma è il fuoco della passione che arde dentro di
loro. Lucidare il casco, controllare il livello dell’olio di persona, ascoltare
con una certa insofferenza le raccomandazioni dei compagni, dare un’occhiata
al make-up prima di entrare nell’abitacolo, sorridere sornione sotto
la bandiera a scacchi e poi via! Si parte: prima, seconda, terza e quarta: si
sfreccia in cerca di nuove emozioni. Donna, che fascino...
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Vita da
paddock
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I premiati
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Best of show anteguerra: Maserati 8CM (Museo Donington); best
of show dopoguerra: Ferrari 166 Touring (Camellini); categoria
Turismo: Steyr Puch (Duesterberg); categoria Granturismo:
Porsche 904 (Brodbeck); categoria Maserati/OSCA: OSCA 1100 S (Grasso);
categoria Prototipo: Porsche 917 (Jacobs); categoria Sport 2mila: Abarth
2000 SP (Piccirilli); categoria Monoposto motore anteriore: Maserati 4CL
(Kaufmann); categoria monoposto motore posteriore: Bwa T134 (Marchi);
categoria anteguerra: Bugatti 37A (Piantelli); categoria anni 20/30: MG
Monthlery (Foster); categoria anni 40/50: Cisitalia D46 (Buratti); categoria
anni 60/70: Maserati Tipo 63 (Hofer); premio Paolo Silva: Abarth 1000
(Marino); Premio F.lli Maserati: OSCA 372 (Moss); premio Circuito
Piacenza: Ferrari 750 Monza (Comelli); premio Merosi: Alfa Romeo 33
Daytona (Museo AR Arese); premio Figoni: Maserati A6 GCS Pininfarina
(Caffarena); premio Heuer: Ferrari 250 TDF (Bompani); trofeo Abarth:
Abarth berlinetta ex Tondelli (Pont); trofeo Porsche Italia: Porsche 914/6
(Guyot); coppa delle dame: Gemini F. Junior (Pilkington); Trofeo MTA: AR
TZ1 (Bennet); Trofeo ASI conservazione: OSCA 750 (Adamoli); trofeo ASI
restauro: OM (Brozzetti); premio Maggi: Ferrari 225 (Artom).
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Le tre province
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L’appuntamento ha visto quest’anno protagonista la città di Cremona
ed è organizzato dal Club
Amatori Veicoli d’Epoca. La manifestazione
con formula ampiamente collaudata si ripropone per il
4° anno e mantiene il nome di Tre Province per sottolineare l’amicizia e la
grande collaborazione fra il CPAE, Ruote a Raggi di Parma ed il CAVEC.
Il ritrovo nella prestigiosa cornice di Piazza Duomo a Cremona è stato fissato
per domenica 19 luglio. Ordinatamente disposte le vetture invitate sono verificate dagli occhi attenti del
commissario ASI Olivieri e gli equipaggi
attendono lo spettacolo degli
sbandieratori di Isola Dovarese che
colorano e animano la piazza. C’è
stata anche la possibilità di salire
sul Torrazzo e vedere in una tersa
giornata d’estate la pianura padana,
oppure visitare il Battistero.
Il carosello delle vecchie signore è
partito alla volta di Soresina atteso
dalla squisita ospitalità dell’Associazione
Nino Previ che ha scortato
la carovana con le sue staffette
di motociclisti.
Il ritorno nella campagna cremonese
non ha offerto grandi spunti
culturali e paesaggistici ma lo scopo
di questo breve tragitto è muovere
i mezzi senza affaticarli per
arrivare con il giusto appetito al
parcheggio davanti a Palazzo Cittanova
per raggiungere con pochi
passi Palazzo Trecchi.
Una vettura per ciascun club ha
fatto bella mostra di sé nel cortile
del Palazzo per le foto di rito.
Hupmobile e Fiat 501, Balilla Coppa
d’oro e Siata Gran Sport, Amilcar
CGs ed MG PA, ma non solo: è
veramente impossibile circondati
da tale fascino motoristico tentare
di stilare una classifica.
Meglio in questa splendida giornata
offrire a tutti i partecipanti un
bel libro sulla Provincia di Cremona
e la lattina d’olio commemorativa
che ricorda a tutti quelli che
l’hanno conosciuto Tiziano Vago,
un vero amico di queste vetture.
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Raduno
di Bore
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Valutando il numero di
iscritti (130 persone) si
deduce che non tutti sono
partiti per le vacanze! Infatti anche
quest’anno il raduno di Bore
del 2 agosto ha avuto un notevole
numero di partecipanti con 72
mezzi, tra auto e moto, presenti.
Lo sponsor Mercatone Uno ha
accolto gli equipaggi nel piazzale
antistante il punto vendita di
Fiorenzuola, dove ha offerto una
lauta colazione, in seguito la partenza
per un piacevole percorso
che si snodava tra le dolci colline
piacentine ed attraversando i borghi
di Vigolo Marchese, dove ad
un controllo timbro veniva offerta
una bottiglia di vino, Lugagnano
ed i famosi tornanti di Vernasca
si è giunti a Bore. Dopo il pranzo
che, come di consueto,si è tenuto
presso il centro parrocchiale, si è
assegnato a don Giancarlo Biolzi
il trofeo alla memoria di Nani Romeo
per l’impegno e la passione
profusi per la nostra associazione.
Dopo i ringraziamenti ai partecipanti
si è svolta una lotteria con
ricchi premi offerti dallo sponsor.
Nel pomeriggio dopo un giro panoramico
ed una degustazione di
prodotti locali il saluto ai partecipanti
con un arrivederci alla prossima
edizione di questo raduno
che, con la sua formula tranquillo
giro turistico e degustazione enogastronomica,
riscuote ampi consensi
tra i nostri soci.
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Bobbio-Penice
2009
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Ancora una volta Bobbio e il
CPAE hanno regalato agli
appassionati delle quattro
ruote d’antan un avvenimento da
ricordare: l’edizione 2009 della rievocazione
storica della Bobbio-
Penice ha visto la partecipazione
di tanti equipaggi che alla fine si
sono dichiarati entusiasti. Certo,
oganizzare questo evento, che
quest’anno si è svlto nel corso di
due giornate, non è stato semplice.
Il merito va dato a Maurizio
Cella, consigliere del CPAE, che ha
saputo coordinare le due giornate
in maniera egregia: nella prima,
spazio alla cultura motoristica,
con una tavola rotonda sull’evoluzione
dello stile con personaggi
del calibro di Wolfgang Egger, capo
del Centro Stile Audi, e Filippo Perini,
capo del Centro Stile Lamborghini.
Il giorno successivo, invece,
via libera per il rombo dei motori nella vallata. Tutti insieme, partendo
dalla piazza San Francesco
di Bobbio, pronti a ripercorrere la
mitica strada che porta al Penice.
La “vera” competizione prese
vita nel 1929 sotto l’appassionata
iniziativa di Antonio Renati, a
quel tempo Podestà di Bobbio, e
dell’allora “R.A.C.I.” (attuale ACI
Piacenza) e vide il successo del
Duca Luigi Visconti di Modrone
su Bugatti davanti a Gino Cavanna.
Nella successiva edizione
s’impose il toscano Clemente
Biondetti su Bugatti nei confronti
del bolognese Amedeo Ruggeri
su Maserati. La terza ed ultima
edizione del periodo pionieristico
registrò il successo di Enzo
Ferrari su Alfa Romeo 2300 sport.
Dopo questa vittoria, la decisione
di appendere il caschetto al
chiodo per incominciare la fortunata
avventura di costruttore
di automobili sportive, passando
attraverso la fondamentale fase
di patron della Scuderia Ferrari,
che utilizzava le fantastiche Alfa
Romeo da corsa con il simbolo
del Cavallino rampante sulle fiancate.
La Bobbio-Penice riprese
negli anni 1952 e 1953 con la formula
mista velocità e regolarità.
Nel 1954 la corsa si effettuò con la
formula che l’ha sempre contraddistinta,
quella del miglior tempo
impiegato e fu il genovese Luglio
su Lancia Aurelia a vincere. Dopo
una parentesi 7 anni, si passa al
1961: fu Gianni Brichetti su Maserati
ad aggiudicarsi la gara. L’anno
dopo, con ben 130 partenti, si disputò
la sesta edizione dominata
dal parmense Claudio Corini su
Maserati. L’ultima Bobbio-Penice
a quattro ruote si svolse nel 1963
in una mattina di pioggia. Vinse il
modenese Mario Casoni alla guida
di una Cooper Formula Junior.
Poi sulla corsa scese il sipario. Diversi
piloti piacentini parteciparono
alla Bobbio-Penice su quattro
ruote. Ricordiamo: l’Avv. Paolo
Piatti, la Signorina Agnese Acuti,
l’Industriale del laterizi Francesco
Breviglieri, il Cav. Antonio
Renati; Giuseppe Fioruzzi e Carlo Dodi (1929); Publio Eusebi, ancora
Francesco Breviglieri e Carlo
Dodi, Alberto Dosio e la Principessa
Avanzo Colonna (1930); Nicola
Cantù (1954), ancora Cantù, Felice
Omati, Giorgio Corvi (nel 1961);
Finizio Lipeti, Federico Gualla, ancora
Giorgio Corvi, Enzo Bertuzzi
(1962). Da allora di Bobbio-Penice
non se ne parlò più, fino al 1994
quando il CPAE diede il via alla
rievocazione di una gara antica e
ricca di fascino in una cornice naturale
e storica unica.
L’edizione di quest’anno è stata
movimentata dalla presenza di
due Alfa Romeo anteguerra vermente
importanti: da una parte la
splendida 6C 1750 di Martin Kapp,
protagonista alla Bobbio Penice
nel 1930, e la meravigliosa 8C
2300 messa a disposizione da Automobilismo
Storico Alfa Romeo
di Arese, e guidata da Maurizio
Monti, collaudatore della casa del
Biscione e grande appassionato di
auto d’epoca. Sentire il rombo di
questi due fantastici gioielli è stato
un autentico piacere e ha ripagato
il club degli sforzi compiuti per organizzare
l’evento e ha deliziato il
pubblico astante.
Per la cronaca, la classifica finale
ha visto al primo la Lancia Fulvia
Montecarlo del 1972 di Buttafava,
seguita dalla Fiat 850 coupé del
1971 di Scialino e dall’Autobianchi
A112 Abarth del 1980 di Viola.
Per quanto riguarda le classi, nella
B vittoria di Bisconcini su Lotus
Seven del 1958, seguito da Chiossi
su Renault 8 Gordini del 1965 e da
Carini su Fiat 850 coupé del 1966;
nella classe A, Bardelli su Siata del
1937 hanno dominato, seguiti da
Burzoni su Fiat 1400 cabriolet del
1950 e Bozzarelli su Fiat 508 del
1934. Da segnalare la presenza
anche della mitica Dodge Charger
del Generale Lee (foto qui in basso),
protagonista della fortunata
serie televisiva Hazzard.
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Trofeo Rotary Club Valtidone
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Anche quest’anno al raduno coordinato dal CPAE in collaborazione con il Rotary Club Valtidone ha visto la
partecipazione di tante vetture che hanno voluto simbolicamente dare il congedo al 2009 con gli eventi del
sodalizio. Il parco macchine era di quelli da lasciare tutti a bocca aperta: a partire dalla splendida Cadillac
degli inizi del secolo scorso portata alla manifestazione da Gaetano Rastelli, che a dispetto dei 75 anni sfreccia ancora
come un ventenne. E poi una Mercedes 300 Adenauer, una meravigliosa Fiat 508 Balilla Coppa d’Oro e tanti
altri gioielli: complimenti ai proprietari e complimenti all’organizzazione.
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FIAT 500 R
1972-1975
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Cosa hanno in comune Aristotele Onassis, Renzo Arbore, Enrico Berlinguer,
Giorgio Napolitano, Paul McCartney, Sophia Loren e Ugo Tognazzi? La 500,
ovviamente. Nata nel 1957, prodotta in quasi 4 milioni di esemplari fino al
1975, ancora oggi la piccola utilitaria Fiat è un’autentica icona del design e del
nostro costume. Viene usata come auto per tutti i giorni, collezionata, restaurata
maniacalmente, modificata e amata trasversalmente da tutti. Il modello
protagonista della nostra fiche è l’ultima versione, denominata R (Rinnovata),
prodotta dal 1972 al 1975. Il motore, depotenziato, è quello della
62 126, il look ritorna ad essere molto simile a quello della F.
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Motore:
2 cilindri in linea verticali
paralleli, basamento in lega leggera
con canne in ghisa, testate in
alluminio - alesaggio 73,5, corsa 70
mm - cilindrata 594 cc - rapporto
di compressione 7,1:1 - potenza
18 CV a 4600 giri/min - valvole
in testa parallele, aste e bilancieri
- albero a camme laterale (catena) -
raffreddamento ad aria - carburatore
Weber 24 IMB.
Lubrificazione forzata con pompa di mandata e
recupero.
Trasmissione:
motore e trazione
posteriore - frizione monodisco
a secco - cambio a 4 marce non
sincronizzate - coppia conica
elicoidale - pneumatici 125-12
Corpo vettura:
berlina 4 posti, 2 porte
- avantreno a ruote indipendenti,
bracci trasversali superiori, balestra
trasversale inferiore - retrotreno
a ruote indipendenti, bracci
oscillanti obliqui, molle elicoidali -
ammortizzatori idraulici telescopici
- freni a tamburo.
Dimensioni e peso:
passo 1840 mm
- carreggiata anteriore 1120 mm
- carreggiata posteriore 1290 mm
- lunghezza 2970 mm - larghezza
1320 mm - altezza 1320 mm - peso
a vuoto 525 kg.
Prestazioni:
Velocità 100 km/h.
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Il
mercatino
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