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Iniziamo questa breve carrellata sugli eventi e manifestazioni che accaddero a Piacenza e provincia con quella che fu la prima serie di “corse” organizzate nel nostro territorio. I più “giovani” (e con questo intendiamo quasi…tutti) probabilmente non sapranno che… nel lontano luglio 1899 informava il giornale milanese L’Automobile:
“La città di Piacenza ha indetto per il prossimo mese di agosto (14-16) una riunione automobilistica che promette fin d’ora di riuscire fra le più importanti d’Italia. Vi saranno corse su pista e un concorso di dirigibilità – nonché una corsa su strada di 100 Km. Con percorso Piacenza-Cremona-Borgo S. Donnino-Piacenza.
I premi sono importantissimi e quasi tutti in danaro. Altri sono offerti da varii industriali fra cui Orio e Marchand (Medaglia d’oro da L.200) ; Dunlop (medaglia d’oro); Pinelli (medaglia d’oro); ecc. L’on. Avv. Fabbri ha dato uno splendido oggetto d’arte.
Il Comitato lavora febbrilmente per la perfetta organizzazione di queste corse, cui prenderanno parte i più noti chaffeurs d’Italia. Il programma uscirà a giorni.”
Anno memorabile, per l’automobilismo piacentino il 1899, oltre all’uscita della prima Marchand vennero, appunto organizzate, in occasione delle grandi feste di Ferragosto, ben quattro gare per “gli automobili” com’erano chiamate ancora a quel tempo.
Il comitato organizzatore divise i mezzi presenti alle manifestazioni in classi determinate dal peso:


Prima categoria
motocicli e tricicli peso fino a 120 Kg.
Seconda categoria
vetturette a due posti peso fino a 400 Kg.
Terza categoria
vetture a due o più posti peso superiore a 400 Kg.

All’invito risposero i seguenti concorrenti:

Prima categoria:
Conte Alfonso Lechi
Giuseppe Nescrini
Attilio Orio
Luigi Storero
“Velo”
Prinetti & Stucchi
Prinetti & Stucchi
Marchand-Orio
Phoenix
Prinetti & Stucchi
Brescia
Brescia
Piacenza
Torino
Torino
Seconda categoria:
Giuseppe Ruini
Bartolomeo Orio
“Penice II”
Guido Sanguineti
Marchand-Orio
Marchand-Orio
Marchand-Orio
Prinetti & Stucchi
Milano
Piacenza
Piacenza
Bologna
Terza categoria:
Emilio Laporte
Marchand-Orio 7HP
Piacenza


La prima a svolgersi fu la gara su strada che si corse sul triangolo Piacenza, Monticelli d’Ongina, Castelvetro, Villanova sull’Arda, Busseto, Borgo S. Donnino (l’odierna Fidenza), Fiorenzuola, Pontenure, Piacenza per un totale di circa 100 chilometri. Le partenze furono date dall’allora Porta S. Lazzaro, in prossimità del Cimitero, a iniziare dalle 8 e un quarto con le vetture intervallate di 2 minuti una dall’altra. Il traguardo era posto all’incirca nella stessa posizione.
I primi concorrenti giunsero dopo circa 2 ore di corsa. Il primo ad arrivare è Luigi Storero seguito, a lunghi intervalli dagli altri, dopo mezzogiorno l’ultimo a giungere a Piacenza è Emilio Laporte. Le classifiche finali videro vincere nella prima Categoria Luigi Storero davanti a “Velo” e terzo Attilio Orio.,nella seconda Guido Sanguineti e nella terza Emilio Laporte.
Il 16 Agosto nell’anello normalmente riservato alle corse dei cavalli si disputarono le altre 3 competizioni. Il pubblico, strano ma vero, non partecipò numeroso a quest’evento nonostante fosse uno dei primi organizzati in Italia.
Il primo fu il concorso di dirigibilità, consistente nel percorrere un giro di pista misurante 804 metri, nel minor tempo possibile. Lungo il percorso erano sistemati degli ostacoli che i concorrenti dovevano superare evitando di incorrere nelle penalizzazioni (10 secondi) derivate dal loro abbattimento. Seguivano una gara di velocità sulla distanza di 7 giri ed una corsa a handicap di 3 giri. Il concorso di dirigibilità fu vinto, nella prima categoria da Storero davanti a “Velo”,la seconda categoria fu appannaggio di Giuseppe Ruini davanti a Bartolomeo Orio e la terza fu vinta dall’unico concorrente Emilio Laporte.
La gara di velocità di 7 giri fu vinta nella prima categoria ancora da Storero con mezzo giro di vantaggio sul Conte Lechi e Enrico Tarlarini , La seconda categoria vide il dominio di Bartolomeo Orio che diede un giro a “Penice II” e oltre 2 giri a Ruini.
La gara a handicap, cui parteciparono solo le vetture e le vetturette, fu vinta, ancora da Bartolomeo Orio che , partito in testa, guadagnò sempre più terreno e vinse precedendo Emilio Castelfranco di Modena, Guido Sanguineti e “Penice I”.
Non contenti in una finalissima s affrontarono Guido Storero con il triciclo Phoenix e Bartolomeo Orio con la vetturetta Marchand. Vinse il primo, con oltre mezzo giro di distacco, sfruttando al meglio le superiori doti di maneggevolezza del mezzo.


Bobbio-Penice Gara di velocità in salita organizzata dal 1929 dall’Automobile Club di Piacenza. Il percorso, molto impegnativo, si snodava lungo i caratteristici tornanti non asfaltati che da Bobbio conducevano sino al Monte Penice. Alla difficoltà del tracciato si aggiungeva anche la possibilità di trovare neve o ghiaccio sulla strada. Alla prima edizione (9 giugno 1929), che per la città significò anche l’esordio organizzativo in campo automobilistico, il conte Luigi Visconti di Modrone, su Bugatti, vinse precedendo di pochi secondi Gino Cavann sempre su Bugatti. Il 1° giugno del 1930 partì la seconda edizione: la vittoria assoluta andò a Clemente Biondetti su Bugatti, che precedette Amedeo Ruggeri su OM. Il 14 giugno 1931, terza edizione della corsa, vinse Enzo Ferrari, che arrivò primo sul Penice con l’Alfa Romeo 8C 2300. Fu quella la sua ultima gara disputata come pilota. Dopo una lunga pausa, la Bobbio-Penice venne ripresa il 2 giugno 1952 come manifestazione sociale (prova mista di regolarità e velocità). Si impose Gianni Cavallini davanti al conte Otto Barbieri, Emilio Fioruzzi e Luigi Fiorini. Nella quinta edizione (17 maggio 1953) Giacomo Parietti si aggiudicò la gara su Fiat 500 Sport, mentre l’anno successivo (26 settembre 1954) la Lancia Aurelia di Camillo Luglio spiccò il miglior tempo a 68,7 Km/h. Dopo un’altra interruzione di sette anni, l’Automobile Club di Piacenza riuscì nuovamente ad organizzare la settima edizione il 18 giugno 1961 su un tracciato completamente asfaltato. La vittoria andò a Gianni Brichetti su Macerati 2000 sport precedendo un’identica vettura pilotata da Nino Todaro. Il 13 giugno del 1962 vide ben 130 partecipanti. La vittoria andò a Claudio Corini su Macerati 2000 sport con un tempo spettacolare, rimasto imbattuto, alla media di 84,6 km/h. L’ultima Bobbio-Penice si disputò il 9 giugno 1963 e decretò il successo di Mario Casoni su Cooper junior.

Castell’Arquato-Vernasca Gara di velocità in salita organizzata dall’Automobile Club Piacenza per 17 edizioni: dal 1953 al 1972. la manifestazione nacque come prova minore del Campionato Provinciale. Il percorso della gara, della lunghezza di 9 Km, si sviluppava con caratteristiche completamente differenti tra i primi 5 chilometri e i rimanenti 4. La parte iniziale era contraddistinta da una strada di fondovalle. La seconda era un vero tracciato in salita, con 34 curve di cui la maggioranza tornanti e con pendenze che arrivavano anche al 10%. Alla prima edizione (1953) parteciparono circa 40 piloti, con la presenza ufficiale dell’Alfa Romeo che vi aveva Consalvo Sanesi su una splendida 3000 CM. Quella volta la gara non fu propriamente di velocità in quanto si utilizzò l’indice prestazione per decretare il vincitore, che risultò Corazza su Fiat 1100. Nelle edizioni successive i concorrenti si moltiplicarono: 60 nel 1954 (vittoria di Auricchio), 90 nel 1955 (successo di Massimo Leto di Priolo), oltre il centinaio nelle due edizioni successive vinte da Nando Pagliarini. Nel 1960 la corsa era diventata famosa. Dalmazio Calvi vinse quella edizione su Stanguellini formula Junior, seguito da Geki Russo. Nel 1961 parteciparono tutti i più grandi specialisti: Odoardo Covoni con la Macerati Birdcage, Nando Paglierini con la Ferrari 250 competizione passo corto e Ludovico Scarfiotti con la OSCA 1500. Il vincitore fu Covoni. Nell’edizione 1962 tornò alla vittoria Paglierini con la Ferrari 250. Le pessime condizioni atmosferiche impedirono però il miglioramento dei primati di tutte le classi. Nel 1963 fu la volta di Vittorio Venturi su Abarth 1000 barchetta. Nel 1965 la vittoria se la disputarono due vecchie conoscenze della Vernasca: Noris e Vincenzo Nember, il primo su Porche 904 a motore posteriore; il secondo su Ferrari 250 GTO. Vinse quest’ultimo con uno scarto di 3 secondi su Noris. Intanto si erano affacciate sul percorso anche le Alfa Romeo TZ, dimostrando subito il loro potenziale. Tanto che, l’anno successivo una TZ guidata da Ildefonso Torrioni, dettò legge. Il 1967 fu un anno “tutto piacentino”, per la gioia dei ventimila spettatori presenti. Roberto Bertuzzi si aggiudicò, alla guida di un’Abarth 2000 ufficiale “affittata”, la tredicesima edizione. Il pilota di Piacenza polverizzò tutti i record staccando il tempo di 5’7” alla media di 114 Km/h. Nel 1968 sono due i contendenti alla vittoria: Lualdi Gabardi al volante della Ferrari Dino 206 e Noris con la Porche Carrera 906. Durante le prove Lualdi fece registrare il tempo migliore ma un testacoda lo costrinse a lasciare a Noris, per 5 secondi, la gioia del primato. A sottolineare il dominio della Porche contribuì anche il bresciano Bonimelli con una GT della Casa tedesca. Il 1969 Lualdi si prese la sua rivincita. Nel 1971 (per motivi organizzativi l’anno prima la gara non fu disputata) Lualdi schierò la Ferrari 212. E’ utilizzata da Peter Schetty nel 1969 per conquistare il Campionato Europeo della Montagna. Noris si presentò con la Porche 908 serie 2 (la vettura più potente apparsa alla Vernasca). Anche Eris Tondelli con la Chevron B19 si annunciava come serio candidato al successo. Durante le prove Lualdi ruppe subito una sospensione della macchina e fu costretto al ritiro. La vittoria quindi rimase un fatto tra Noris e Tondelli. Quest’ultimo però, mentre era al comando, giunto all’ultima curva, (5 metri al traguardo) sbandò, finendo contro gli scalini della chiesa di Vernasca. La Vittoria andò così a Noris che per la seconda volta scrisse il suo nome nell’albo d’oro della competizione. L’ultima edizione della Castell’Arquato-Vernasca fu disputata il 14 maggio 1972 ma venne compromessa dal maltempo. Vinse, tra mille ritiri, il milanese Matteo Corno alla guida di un’Alfa GT 1.6

Castell’Arquato-Vernasca moto Questa famosa gara di velocità in salita, fu non solo di auto ma anche di moto. Si cominciò a correrla su due ruote il 22 giugno 1958. Vinse Attilio Damiani su Bianchi. Il piacentino Fausto Capanna su Parilla 175 sport si aggiudicò la seconda edizione che venne disputata il 23 agosto 1959. L’anno successivo, il 7 agosto, si impose Gigi Perotti su Morini 175 sport. La quarta edizione (11 giugno 1961) e la quinta (10 giugno 1962) furono appannaggio di Attilio Damiani su Morini 175. La seta (23 maggio 1963) registrò il trionfo di un nome importante: Giacomo Agostani su Morini. Il 19 luglio 1965 fu la volta di Angelo Tenconi su Aermacchi. Nel 1967 la Castell’Arquato-Vernasca venne accorciata e trasformata in Lugagnano-Vernasca e così disputata fino al 1971. Questi i nomi dei vincitori assoluti: Otello Buscherini (1967), Roberto Gallina (1968), Gianfranco Buffarello (1969), germano Paganini (1970-1971).

Circuito di Piacenza L’11 maggio 1947 l’Automobile Club di Piacenza organizza un’importante gara di automobili: il Circuito di Piacenza, con il titolo di prima Gara di Campionato 1947. Il presidente Fabbri e il direttore Tonini tracciarono un circuito di 3,3 chilometri che si snodava dal Facsal (il pubblico passeggio di Piacenza) allo Stradone Farnese e chiamarono a dirigere la corsa Renzo Castagneto. Tanto importante era questo appuntamento che convennero a Piacenza tutte le Case automobilistiche più importanti del momento, dalla macerati alla neonata Ferrari, dall’Alfa Romeo alla Fiat. La prima gara (formula 750) vide partire 23 auto, tutte Fiat Topolino elaborate e maggiorate, ad eccezione dell’Urania di Maraschi. In questa categoria parteciparono come esordienti piloti due giovani carrozzieri: Elio Zagato e Nuccio Bertone, ma entrambi non ebbero molta fortuna. Zagato fu costretto al ritiro per un incidente dovuto alle gomme; il secondo venne attardato al traguardo da noie meccaniche. Questa classe fu poi vinta da Avalle a 98,8 Km/h di media. Nella formula 1100 partirono 19 concorrenti, praticamente tutte Fiat 1100 elaborate e trasformate in barchette, come quella del vincitore Rigetti (a 110,6 Km/h di media), prodotta da Stanguellini su progetto di Massimino. Nella massima categoria, tra i 19 concorrenti, figurava per la prima volta la Ferrari 125 S, al suo debutto con Cortese. C’erano poi le Maserati A6 di Barbieri e Angiolini, la BMW 2000 di Rovelli, Cornaggia con l’Alfa Romeo e Balestrero con la Fiat 2800. Le Maserati di Barbieri e Angiolini risultarono le più veloci sul tracciato cittadino di Piacenza. Barbieri risulta vincitore della massima formula con una media di 115,3 Km/h.

Milano-Piacenza-Palermo Alle 8 di mattina del 12 aprile 1902 partiva da Piacenza, quasi in sordina, una Marchand 16 HP, carica di bagagli. La gente diceva che andava a…Palermo, accompagnando le parole con un gesto che voleva dire chiaramente “sono matti…”. I “matti” erano il campione automobilista locale, Giuseppe Tamagni, il direttore della Gazzetta dello Sport, Costamagna e il giornalista Edgardo Longoni, appollaiato su un seggiolino di fortuna, posto sul bagagliaio della macchina. Si stavano effettivamente accingendo a compiere una impresa “folle”: congiungere automobilisticamente la “capitale” del nord a quella del sud. Il conte Biscaretti era riuscito, l’anno prima, ad arrivare solo a Roma. Poi era tornato indietro. Costamagna garantiva invece che avrebbe raggiunto Palermo, nonostante la quasi mancanza di strade e la presenza dei briganti su quelle poche percorribili. Inizialmente era stato di compiere il viaggio con una speciale vettura preparata da Edoardo Bianchi. Purtroppo l’auto si era rivelata un vero disastro. Praticamente si era rotta subito dopo la partenza da Milano. L’intero raid sarebbe così miseramente fallito se la Marchand non fosse corsa in aiuto del coraggioso direttore. Interpellata, la fabbrica automobilistica mise subito a disposizione dei due giornalisti una propria vettura e con essa il valido pilota Giuseppe Tamagni. L’auto piacentina, contrariamente alla milanese Bianchi, si dimostrò all’altezza della situazione, e velocemente raggiunse Roma. Poi affrontò senza inconvenienti anche la tratta più lunga e difficile, quella che portò i tre pionieri automobilisti, tra mille avventure, fino a Palermo. Tra “avanti e indietro” furono 5000 i chilometri percorsi, ma la Marchand non si fermò quasi mai e fece il suo ritorno trionfale a Milano il 28 maggio. Costamagna, Longoni e Tamagni furono a lungo celebrati come “eroi nazionali” sulle colonne della Gazzetta dello Sport. Anche loro, dopo Garibaldi, avevano in un certo senso fatto l’Italia: quella automobilistica!

Rally delle Valli Piacentine Il 21 febbraio del 1971 viene organizzata la prima edizione del rally delle Valli Piacentine, sotto forma di “caccia al tesoro”, per aggirare la decisione della Questura di Piacenza che aveva negato le necessarie autorizzazioni. Al via 136 equipaggi. Ha la meglio l’Autobianchi A112 di Prati-Tonini. La seconda edizione, organizzata dall’Automobile Club di Piacenza e dalla Piacenza Corse, annovera al via 53 equipaggi. Solo 14 concludono la gara. Vince la Lancia Fulvia 1.6 HF di Pelganta-Binchetti. Il Rally delle Valli Piacentine si torna a disputare il 5 agosto 1973 (partenza da piazza Cavalli di Piacenza): vince Gianfranco Bilia su Fulvia HF 1.6. L’edizione 1974 si corre nella notte fra il 7 e l’8 dicembre e vede alla partenza 86 concorrenti, metà dei quali sono costretti al ritiro. Il successo va Roberto Cambiagli su Porche Carrera. Quella del 1975 è stata sicuramente l’edizione più importante: partecipa ufficialmente la Fiat (con le nuovissime 131 Abarth), la Lancia (con la Stratos), l’Alfa Romeo (con l’Alfetta GTV 3.0) e la Opel (con la Commodore). Tra tutte si impone la 131 Abarth di Baccelli-Scabini. Nel 1976 un gravissimo incidente alla Stratos di Pregliasco-Garzoglio (con la morte del navigatore) mise in secondo piano la vittoria della Stratos di “Tony”. Le successive edizioni sono state vinte da Vudafieri (1978, Lancia Stratos), “Tony” (1979, Stratos), Verini (1981, Opel Ascona 400).

© 2003 C.P.A.E.